La Roma aveva cominciato con l’atteggiamento giusto, spingendo forte e provando subito a schiacciare il Bologna nella propria metà campo. I giallorossi hanno tenuto il pallone, alzato i ritmi e dato l’impressione di voler indirizzare subito la serata, ma la squadra di Italiano ha confermato presto la sua natura: meno possesso, più campo aperto e ripartenze taglienti. Già al 14’, infatti, Castro aveva spaventato l’Olimpico, fermato solo da un ottimo intervento di Celik.
Cosa è successo nel primo tempo di Roma-Bologna
La prima vera svolta è arrivata al 18’, quando Koné si è fermato di nuovo per un problema muscolare ed è stato costretto ad alzare bandiera bianca. Dentro Pellegrini, con Pisilli arretrato accanto a Cristante. Un cambio obbligato che sembrava complicare tutto e che invece, per qualche minuto, ha rimesso in piedi la Roma. Perché poco dopo il vantaggio del Bologna, firmato da Rowe con un destro magnifico dal limite, è stato proprio il numero 7 giallorosso a cambiare il volto della partita: prima la punizione clamorosa stampata sull’incrocio, poi il corner perfetto sulla testa di Ndicka, che ha rimesso tutto in equilibrio con un colpo di testa ormai diventato un classico.
Sembrava il momento emotivo migliore della Roma, e invece il finale di primo tempo ha raccontato altro. Il Bologna non ha mai smesso di restare pericoloso, tanto che Svilar era già stato costretto a un intervento pesante su Bernardeschi. Poi, proprio allo scadere, l’episodio più duro: rigore per i rossoblù per un fallo di El Shaarawy su Zortea, trasformato con freddezza da Bernardeschi. Una doccia gelata, forse la peggiore possibile, perché arriva a un passo dall’intervallo e costringe ora Gasperini a inventarsi qualcosa nella ripresa.