C’è una statistica che racconta molto bene perché la Roma, nelle ultime settimane, abbia smesso di controllare davvero le partite. Nel campione che va da Napoli, Juventus, Genoa, Bologna e Como — quindi nelle cinque gare che hai indicato — i giallorossi hanno incassato 10 gol: 2 col Napoli, 3 con la Juve, 2 col Genoa, 1 col Bologna e 2 col Como.
Il punto, però, non è solo quantitativo. È qualitativo. Perché ben 5 di questi 10 gol sono arrivati da subentrati avversari. La Roma non sta soffrendo soltanto gli avversari dall’inizio, ma soprattutto quello che gli altri allenatori aggiungono, correggono e alzano in corsa.
La partita cambia, la Roma no
È questo il cuore del problema. Quando il match si sporca, si apre o semplicemente cambia ritmo, la Roma dà l’impressione di non avere più risposte immediate. Gli altri inseriscono energia, strappo, letture nuove e spesso trovano proprio lì il punto debole della squadra di Gasperini. È successo contro il Napoli, è successo contro la Juventus, è successo ancora contro Genoa e Como. E quando una tendenza si ripete così tante volte in così poco tempo, smette di essere un caso.
Un allarme tattico vero
La lettura più dura è forse anche la più semplice. Oggi la Roma sembra faticare a difendere non solo l’azione, ma l’idea nuova dell’avversario. I cambi altrui spostano gli equilibri, quelli giallorossi molto meno. E questo spiega perché tante partite, anche quando sembrano in controllo, finiscano poi per scivolare via. Il dato è forte perché va oltre il singolo errore difensivo: racconta una squadra che, in questo momento, sta leggendo male le partite proprio quando gli altri le stanno riscrivendo dalla panchina.