C’è un dato che più di ogni altro fotografa il momento della Roma. Dopo il pareggio contro la Juventus, nelle tre partite successive contro Genoa, Bologna e Como, i giallorossi hanno messo insieme appena 4 tiri nello specchio, concedendone invece 46 agli avversari, di cui 16 in porta. Basta leggere i numeri gara per gara per capire la portata del problema: Genoa-Roma ha chiuso con 11 tiri a 8 e 5 nello specchio a 1 per i rossoblù; Bologna-Roma con 13 a 8 e 4 a 2; Como-Roma addirittura con 22 conclusioni a 3 e 7 tiri in porta a 1.
Attacco spento
Il dato più allarmante, però, è un altro. Nelle ultime due giornate di Serie A, quindi contro Genoa e Como, la Roma non ha prodotto neanche un tiro in porta su azione. A Marassi l’unica conclusione nello specchio è stata il gol di Ndicka, nato da un corner di Pellegrini; al Sinigaglia, invece, l’unico tiro in porta è stato il rigore trasformato da Malen. Manovra offensiva sterile, poca pericolosità reale e una squadra che, senza episodi, fa una fatica enorme ad arrivare davvero al tiro pulito.
Difesa sotto assedio
Ma il problema non è solo davanti. Perché concedere 46 tiri in tre partite significa vivere troppo spesso dentro la partita degli altri, accettarne il ritmo e subirne le occasioni. Il Como ha chiuso con 22 conclusioni e 7 tiri in porta, il Genoa con 5 nello specchio, il Bologna con 13 tentativi e 4 conclusioni verso la porta: numeri da squadra che non controlla più niente, né il pallone né gli spazi. E se attacchi poco e difendi peggio, la corsa alla Champions diventa inevitabilmente più fragile.
Il vero allarme
Il punto non è solo aver perso contro Genoa e Como o aver pareggiato col Bologna. Il punto è come ci sei arrivato. Questa Roma oggi sembra aver perso brillantezza, produzione offensiva e capacità di togliere fiato agli avversari. E il dato uscito nelle ultime ore non è una curiosità statistica: è un campanello d’allarme enorme. Perché racconta una squadra che, in questo momento, non sta più imponendo nulla. La sta solo inseguendo.