Gasperini-Fabregas, cosa è successo davvero dopo Como-Roma: dal rosso a Wesley alle frecciate nel tunnel

Il finale del Sinigaglia non ha acceso solo la rabbia per la sconfitta: ecco perché nel post partita è esplosa la tensione tra i due allenatori

Jacopo Mandò -
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Fabregas
Fabregas in Como-Roma: cosa è successo con Gasperini a fine partita?

La partita è finita 2-1 per il Como, ma il dopo gara ha lasciato quasi più rumore del risultato. La Roma era passata avanti con il rigore di Malen, poi aveva subito la rimonta con Douvikas e Diego Carlos, nel mezzo l’episodio che ha incendiato tutto: il secondo giallo a Wesley, giudicato molto severo da ambiente giallorosso e dallo stesso Gasperini. Da lì in poi, il nervosismo si è trascinato fino al triplice fischio e oltre.

Tutto nasce da Wesley

Il punto di rottura, per Gasperini, è chiarissimo. Nel post partita il tecnico romanista ha contestato apertamente l’espulsione dell’esterno brasiliano, spiegando che nell’azione incriminata Wesley si sposta e non interviene davvero su Diao. Non solo: Gasp ha allargato il discorso, sostenendo che il Como ottenga spesso questo tipo di situazioni e richiamando anche il precedente arbitrale contro il Genoa. Insomma, la rabbia del tecnico non nasce dal solo ko, ma dalla sensazione di aver perso ancora una volta una gara pesante dentro un episodio arbitrale percepito come sfavorevole.

Il saluto mancato e la stoccata di Fabregas

Al fischio finale, proprio mentre il clima era ancora rovente, Gasperini ha scelto di rientrare direttamente verso il tunnel senza fermarsi per la classica stretta di mano con Fabregas. È lì che nasce la seconda parte della polemica. L’allenatore del Como ha detto di essere rimasto infastidito dal gesto e ha spiegato che, per come è stato educato lui, il saluto all’avversario va dato sempre, anche quando si perde o quando si pensa di aver subito un torto arbitrale. Da qui la sua frecciata pubblica: più che sulla polemica, avrebbe preferito che si parlasse quasi totalmente della partita, ma ha comunque voluto sottolineare il tema del rispetto e della sportività.

La replica di Gasp e la lettura dei tifosi

La storia però non si è chiusa lì. Qualche ora dopo, Gasperini ha replicato in modo secco, dicendo all’ANSA che il Como è una squadra forte ma che lui non ne stima i comportamenti, in campo e in panchina. È questa frase che completa il quadro: il mancato saluto non va letto come una semplice scortesia personale verso Fabregas, ma come il riflesso di una tensione molto più ampia, nata dall’espulsione di Wesley, dalla gestione degli episodi e dal modo in cui Gasp ha vissuto il finale di partita. Sui social, intanto, molti tifosi romanisti si sono schierati proprio su questa linea, concentrando la rabbia più sull’arbitraggio che sul gesto verso l’allenatore spagnolo.