Ogni tanto serve un numero per rimettere ordine nel rumore. Quello di Lorenzo Pellegrini pesa parecchio: dal suo primo gol con la Roma nella stagione 2017/18, solo Çalhanoglu con 79 reti e Pasalic con 68 ne hanno segnate più di lui tra i centrocampisti di Serie A considerando tutte le competizioni. Il capitano giallorosso, con la rete dell’1-1 al Dall’Ara contro il Bologna, è arrivato a 60. Terzo posto in una classifica che racconta continuità offensiva vera, non semplice percezione.
Un dato che pesa
La cosa più interessante, però, è un’altra. Pellegrini è probabilmente uno dei giocatori più discussi dell’attuale mondo romanista, ma i numeri continuano a ricordare quanto il suo contributo sotto porta sia stato enorme nel tempo. Il gol contro il Bologna non è stato soltanto pesante per la partita, perché ha tenuto aperto il discorso qualificazione dopo l’1-0 di Bernardeschi: è stato anche il timbro che lo ha rimesso davanti a tutti quelli che, troppo spesso, lo leggono solo attraverso i momenti storti.
Più decisivo di quanto sembri
Stare dietro soltanto a due specialisti come Çalhanoglu e Pasalic significa una cosa precisa: negli ultimi anni, da centrocampista, Pellegrini ha prodotto gol con una continuità da élite. E questo, dentro una carriera spesso spezzata da infortuni, cambi di ruolo, pressioni ambientali e giudizi altalenanti, rende il dato ancora più forte. Non cancella i limiti, né le serate sbagliate. Però rimette il discorso nella sua dimensione corretta.
Il capitano nel posto che conta
In fondo è questo il punto. La Roma può discutere Pellegrini, può pretendere di più, può anche dividersi su di lui. Ma non può fingere che il suo peso offensivo sia stato normale. Sessanta gol da centrocampista, in questo arco di tempo, non sono una statistica casuale: sono una firma. E il paradosso è tutto qui: uno dei giocatori più contestati resta anche uno dei più produttivi.