Scaroni alza l’asticella e Roma non può far finta di niente: il nuovo stadio del Milan è un riferimento?

Le parole del presidente del Milan a DAZN non riguardano soltanto il futuro impianto condiviso con l’Inter: dentro quel messaggio c’è anche il ritardo strutturale del nostro calcio. E, indirettamente, pure un monito per la Roma

Jacopo Mandò -
Tempo di lettura: 2 minuti
Paolo Scaroni
Paolo Scaroni elogia il progetto del nuovo stadio di Milano: il paragone con Roma e Pietralata – Romaforever.it

Quando Paolo Scaroni dice che il nuovo stadio di Milano sarà “il più bello d’Europa”, non sta solo vendendo entusiasmo. Sta certificando una distanza. Perché oggi il tema non è più soltanto avere uno stadio nuovo, ma avere uno stadio capace di vivere sette giorni su sette, generare ricavi, migliorare l’esperienza dei tifosi e trasformarsi in un asset reale per il club e per la città. È esattamente il modello su cui stanno lavorando Milan e Inter, dopo l’approvazione della vendita dell’area di San Siro e con un progetto da 71.500 posti che i club vogliono rendere operativo per la stagione 2030-31.

Non è solo uno stadio

Il punto centrale delle parole di Scaroni è proprio questo: il calcio italiano non può più ragionare come se l’impianto servisse soltanto la domenica. I due club milanesi hanno già ufficializzato la collaborazione con Foster + Partners e MANICA per il nuovo stadio, inserito in un progetto più ampio di rigenerazione urbana. Biglietteria, hospitality, aree commerciali, servizi, attrattività internazionale. È il motivo per cui in tutta Europa gli impianti moderni sono diventati una leva economica prima ancora che architettonica. E infatti anche Reuters ha sottolineato come la modernizzazione degli stadi sia uno snodo decisivo per aumentare i ricavi dei club italiani in vista di Euro 2032.

La frecciata che a Roma si sente

Scaroni non ha nominato la Roma, ma il sottotesto si sente eccome. Perché mentre Milano parla già di capienza, architetti, cronoprogramma e modello di fruizione, nella Capitale il progetto di Pietralata è ancora dentro passaggi amministrativi decisivi. Negli ultimi giorni, però, qualcosa si è mosso: le commissioni capitoline hanno dato il via libera al Piano di fattibilità tecnica ed economica, e il prossimo snodo è il voto in Assemblea Capitolina fissato per il 13 marzo. Quindi non è corretto dire che la Roma sia ferma; è più corretto dire che Milano è già più avanti nel racconto del futuro, mentre a Roma il futuro deve ancora consolidarsi davvero.

Il problema del movimento

Ed è qui che il discorso si allarga. Perché il ritardo sugli stadi non è un problema di immagine, ma di competitività. Senza impianti moderni, i club italiani restano più poveri, meno attrattivi, meno pronti a reggere il confronto con Premier League, Bundesliga o grandi realtà francesi. Le frasi di Scaroni suonano quindi come una provocazione utile: se davvero il nuovo stadio di Milano diventerà un benchmark europeo, allora tutte le altre piazze — Roma compresa — dovranno smettere di trattare il tema come una promessa eterna. Perché oggi lo stadio non è un extra: è struttura, identità e potere economico.