Soulé e pubalgia: la frase dell’uomo che salvò Montella spiega tutto 

Fabio Conta al Corriere dello Sport indica la chiave: non basta “fare palestra”. Il nodo è un altro, più invisibile e più subdolo

Jacopo Mandò -
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Soulé
Soulé e la pubalgia: parla un fisioterapista – Romaforever.it

La Roma aspetta Matias Soulé, ma da settimane lo fa con una piccola ansia addosso: la pubalgia non è un dolore che “sparisce”, è un dolore che si gestisce. E proprio su questo si appoggiano le parole di Fabio Conta, fisioterapista e osteopata che per anni ha seguito Vincenzo Montella ai tempi giallorossi.

Il punto non è la forza: è il controllo

Conta va dritto al cuore della questione: rinforzare addominali e adduttori è importante, ma spesso non basta. Perché “il problema non è la forza, ma il controllo neuromuscolare”: il timing tra addominali, adduttori e bacino perde precisione, il sistema diventa meno efficiente e il carico finisce per “rinforzare l’errore”.

Tempi e rischi: dalla sofferenza alla convivenza

Sui tempi, Conta è netto: con trattamento conservativo, “in 2-3 mesi si passa dal dolore alla gestione”. Ma aggiunge anche un dettaglio che conta per Trigoria: se non puoi proteggerti con lavori specifici, sei più esposto. E non tanto perché la pubalgia “porta” a un altro infortunio, quanto perché allenandoti poco puoi perdere condizione e farti male altrove.

Il precedente Montella: non guarire, diventare “gestibile”

Il parallelo con Montella è il messaggio più forte: una pubalgia può diventare un fastidio da monitorare, non un muro. Nel suo caso, Conta racconta un percorso basato su stimolazioni manuali + esercizi attivi per “allenare” coordinazione e controllo, fino a ridurre il lavoro a poche sedute settimanali di mantenimento.
E sì: Conta lo precisa, non conosce il caso specifico di Soulé. Ma la cornice è chiara.