C’è un tipo di riconoscimento che, nel calcio, vale quasi quanto una vittoria: quello di chi ha visto (e vissuto) spogliatoi da élite. Gianluigi Buffon, oggi capo delegazione della Nazionale, ha raccontato di essersi “sbagliato” sulla Roma di Gasperini: “Non pensavo che la cura Gasperini attecchisse a presa diretta… la vedevo da Champions magari l’anno prossimo”.
La consacrazione è nella normalità
Buffon non parla di magia, parla di metodo. E soprattutto non descrive una Roma “di fiammate”, ma una squadra diventata rapidamente adulta: nella sua lettura, le prime tre immaginate a inizio stagione coincidono con quelle davanti oggi. È il modo più semplice per dire che la Roma, nella testa di uno come lui, è entrata nel gruppo delle certezze.
Gasperini, parola d’ordine: “Condivisione“
Il passaggio decisivo, però, è l’ultimo: “Mi sarebbe piaciuto far parte di una sua squadra… giocatori maturi e professionali, sensazione di condivisione molto forte”. Qui c’è la vera investitura: non un complimento estetico, ma una promozione di cultura di lavoro. E quando un ex leader come Buffon parla così, sta dicendo che il “progetto” ha già cambiato status: da costruzione a identità.