La Roma la sblocca quando serve, nel modo che ormai conosce a memoria: palla inattiva, dettaglio, zampata da veterano. Al 59’ arriva l’1-0 contro la Cremonese e c’è una firma che pesa doppio, perché è storia e presente insieme: Bryan Cristante celebra la 350esima presenza in giallorosso con un gol da manuale “Cristante”.
L’azione è una fotografia perfetta: corner di Pellegrini con il destro ad uscire, Cristante prende tempo, si avvita in area e indirizza sul primo palo, dove Audero non riesce ad arrivare. È uno di quei gol che non fanno rumore prima, ma lo fanno dopo: perché sbloccano partite che rischiano di farti perdere pazienza e punti.
Un gol che è anche un messaggio
Non è solo l’1-0. È anche la dimostrazione che la Roma, quando fatica a trovare spazi nella manovra, ha ancora una scorciatoia “seria”: calci piazzati e uomini che attaccano la porta. E in una corsa Champions dove contano le serate storte quanto quelle belle, avere questa arma è quasi un’assicurazione.
Adesso il bivio: amministrare o chiuderla?
Ora però arriva la parte più delicata, quella che spesso decide se una vittoria diventa “tranquilla” o se si trasforma in un finale di sofferenza.
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Amministrare significa abbassare un filo il baricentro, proteggere l’area, congelare i ritmi e giocare sull’errore dell’avversario.
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Alzare il ritmo significa cercare il 2-0, togliere ossigeno alla Cremonese e non concedere l’inerzia emotiva del “ci provano fino alla fine”.
La sensazione è che questa partita non vada solo vinta: vada messa in sicurezza. Perché il punteggio minimo è sempre una trappola, soprattutto quando l’avversario capisce di non avere più nulla da perdere.