Dopo il 2-2 contro Napoli al Maradona, la Roma ha portato a casa un punto e un altro tipo di segnale: quello che arriva quando un simbolo del passato riconosce un presente che sta diventando futuro. Il post Instagram di Aldair è tutto tranne che banale: “Solido, mai in difficoltà. Silenzioso ma le prestazioni parlano per lui partita dopo partita. Un vero leader difensivo, bravo Evan”.
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Quando un “monumento” parla di leadership
A Roma, Aldair non è uno qualunque: è uno che ha costruito credibilità con gli anni, non con le stories. E proprio per questo la sua frase su Evan Ndicka colpisce: non cita un intervento singolo, non esalta l’episodio, non cerca l’highlight. Premia la cosa più rara per un difensore: la continuità silenziosa. Tradotto: Ndicka non fa rumore, ma dà pace agli altri. E se un ex che ha fatto la storia della difesa romanista decide di chiamarti “leader”, significa che quella calma è diventata riconoscibile anche fuori dallo spogliatoio.
Il centro del progetto non si annuncia, si misura
Il punto “people-first” è questo: Ndicka sta diventando centrale senza proclami, perché gioca tanto e regge tanto. È tra quelli con più minuti in campionato nella rosa e, sul sito del club, i numeri difensivi raccontano un profilo da stabilizzatore (blocchi, intercetti, duelli) più che da difensore da copertina. Se la Roma vuole crescere negli scontri diretti, serve proprio questo tipo di figura: uno che non ti fa vincere da solo, ma ti impedisce di perderla quando la partita si sporca.