Wesley e Rrahmani: cosa dice la regola sul cartellino rosso

Il contatto di Amir Rrahmani su Wesley porta al penalty trasformato da Donyell Malen, ma non al cartellino rosso: la “doppia pena” non funziona più così

Jacopo Mandò -
Tempo di lettura: < 1 minuto
Wesley
Wesley e il contatto con Rrahmani: ecco perché non era da rosso – Romaforever.it

È l’episodio che ha spaccato Napoli-Roma (finita 2-2) e che continuerà a far discutere: rigore netto per la Roma, ma solo ammonizione al difensore. Nel post partita l’analisi di Luca Marelli su DAZN ha messo ordine: il punto non è “se” fosse rigore (lo è), ma “quale” sanzione disciplinare prevede oggi il regolamento in casi del genere.

Il rigore è netto, ma il rosso scatta solo in un caso specifico

Sul contatto ci sono pochi appigli per dubitare: il difendente arriva da dietro e colpisce il tallone/piede d’appoggio, tanto che Wesley è costretto poi a uscire. Ma il cartellino non si decide sulla gravità dell’effetto (infortunio sì/no): si decide sul tipo di azione e sul rapporto tra fallo, pallone e occasione da gol.

Qui entra il concetto chiave: DOGSO in area “depenalizzato” (quello che molti chiamano “niente doppia punizione”). In sintesi: se il rigore “restituisce” l’occasione evidente, il rosso non è automatico.

La regola che salva Rrahmani: tentativo di giocare il pallone

La Legge 12 prevede che, quando un fallo in area nega un’evidente occasione da gol e l’arbitro concede rigore, il difensore viene ammonito se l’intervento è un tentativo di giocare il pallone / una sfida per il pallone. Il rosso resta invece per situazioni “non calcistiche”: trattenute, spinte, tirate di maglia, nessuna possibilità di giocare il pallone, ecc.

È la fotografia dell’episodio: pallone vicino, dinamica “di gioco”, contatto col piede in una chiusura (negligente, sì), quindi giallo corretto. E infatti la Roma segna dal dischetto, va 1-2, e la partita poi scivola fino al 2-2 del Napoli.