A volte basta una voce “vecchia scuola” per rimettere prospettiva alle viglie. In esclusiva a Romanews.eu, Ottavio Bianchi, che ha attraversato Napoli da protagonista e ha conosciuto la Roma dell’era Dino Viola, racconta Napoli-Roma come una partita che non si spiega solo con i moduli: si spiega con identità, pressione e nervi.
Maradona “prima uomo che campione” e il peso delle piazze
Il passaggio più umano è quello su Maradona: Bianchi dice di aver voluto bene all’uomo prima che al mito, e rivendica un ruolo quasi paterno, “severo” nel momento in cui intorno a Diego tutti dicevano sempre sì. È un racconto che sposta il fuoco: la grandezza, spesso, è anche solitudine e pressione insostenibile. E quando paragona le piazze, il tecnico fotografa una differenza netta: Roma divisa da due grandi tifoserie, Napoli “morbosamente” legata a una sola.
Gasperini e la Roma: “il fuoriclasse è l’identità”
Sul presente, Bianchi entra a gamba tesa: definisce Gasperini un “dittatore democratico” e lo promuove per una ragione che a Roma mancava da tempo, l’identità. Secondo lui il vero fuoriclasse oggi non è un singolo, ma la soglia del sacrificio spostata più avanti, quella durezza mentale che ti tiene dentro le partite e ti avvicina agli obiettivi. E poi Malen: lo cita per l’impatto immediato, ma aggiunge una frase che farà discutere perché è una diagnosi sul sistema, non sul giocatore: se uno non sempre titolare in Premier League diventa fondamentale in Serie A, allora il livello si è abbassato.