La partita l’ha decisa Donyell Malen, ma nel day-after di Roma-Cagliari resta una traccia interessante anche su Bryan Zaragoza: il modo in cui si è raccontato, più ancora di come ha giocato. Perché certe dichiarazioni non fanno rumore, però costruiscono fiducia. E in una piazza che chiede subito prove, lui ha scelto la strada più diretta: responsabilità, riconoscenza, lavoro.
Il primo pallone non è un dettaglio: è un biglietto da visita
C’è un passaggio che fotografa istinto e personalità. Zaragoza parla del suo esordio e non cita schemi o tattica: cita un gesto, quasi automatico, da calciatore che vive di uno contro uno. “Quando ho toccato la prima palla, ho provato subito a dribblare l’avversario. Sono istintivo, non mi nascondo, cerco sempre la giocata.” È un’autodescrizione semplice, ma potente: significa esporsi, rischiare, accettare anche l’errore pur di incidere.
“Devo molto a loro”: la mentalità prima del talento
La parte più “da professionista vero” arriva subito dopo, ed è quella che i tifosi vogliono sentire: “I tifosi mi hanno accolto bene e devo molto a loro. Devo sudare la maglietta fino all’ultimo giorno in cui sarò qui, voglio e devo dare tutto”. È una frase concreta, quasi un patto: non chiede tempo, non si nasconde dietro l’adattamento, non promette magie—promette impegno.
E per una Roma che sta ricostruendo certezze anche emotive, questo vale: perché l’acquisto “buono” non è solo quello che fa highlights, ma quello che capisce dove è arrivato e come si vive qui. Zaragoza sembra averlo capito subito.