Sabatini a ruota libera: dai rimpianti della sua Roma fino a De Rossi, passando per il suo pupillo Nainggolan

L’ex direttore sportivo giallorosso Walter Sabatini è stato intervistato in esclusiva da Romaforever

Jacopo Pagliara -
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Walter Sabatini
Walter Sabatini (foto figc.it)

Walter Sabatini si è raccontato a 360° ai nostri microfoni, un’intervista senza filtri dove l’ex direttore sportivo giallorosso ha raccontato i tratti più importanti della “sua” Roma, dai rimpianti alle gioie più grandi, passando dal rapporto con Daniele De Rossi e Francesco Totti, fino ad arrivare al suo pupillo Nainggolan e alla scelta di Luis Enrique.

Un personaggio che divide, una persona vera, un intenditore del giuoco… una cosa è certa infatti, se si parla di calcio, non può non essere menzionato. Queste sono state le sue parole ai microfoni di Romaforever.

Le dichiarazioni di Walter Sabatini

Un ricordo della sua Roma?

Non c’era partita e non siamo riusciti a vincere. Con tanti punti, non mi ricordo quanti, ma tanti. Noi ne abbiamo fatti tanti con Spalletti. Era una squadra fenomenale, la squadra stessa che che poi ha fatto la remuntada sul Barcellona. Io non c’ero più però la squadra c’era. Sono stati bei tempi, una squadra così non ce l’avrò mai più, ma neanche gli altri ce l’avranno una squadra così forte. Era un altro calcio, la Juventus aveva un altro peso politico. Contro la Roma c’era sicuramente un movimento generale a cercare di non farci vincere perché era una squadra veramente troppo forte. Aveva fatto dieci vittorie consecutive all’inizio con Rudi, è stata una Roma che doveva vincere lo Scudetto, e doveva farlo di diritto per come giocavamo e per chi eravamo soprattutto”.

Un pensiero su Nainggolan?

Nainggolan poteva fare quello che gli pare. Lui giocava anche con gli stiramenti. Si stirava e giocava. Era un’umanoide. Diceva che giocava meglio con la sua vita un po’ sregolata, però alla fine rendeva di più. Qualsiasi cosa facesse non la pagava in campo. In campo lui era una scheggia. Contro qualsiasi avversario lui faceva grandi partite, grandi gol, grandi contrasti, grandi recuperi. Io non ho mai visto, in tutto il calcio che vedo e ne vedo ancora tanto, un giocatore così forte“.

Radja Nainggolan
Radja Nainggolan (RomaForever.it)

De Rossi invece è arrivato troppo presto come allenatore alla Roma?

De Rossi stava facendo benissimo con la Roma. Farlo fuori è stata una castroneria totale. Come si fa in una piazza come Roma a mandare via De Rossi per prendere Juric? De Rossi meritava di allenare la Roma e lo merita tuttora, lo sta facendo vedere a Genova. Tornerà. De Rossi è l’allenatore della Roma, deve essere l’allenatore della Roma, perché lui è un romanista malato e non può fallire, perché c’è troppo amore in lui per la Roma”.

Daniele De Rossi
Daniele De Rossi (RomaForever.it)

Parlando di allenatori, un pensiero su Luis Enrique? Un tecnico che lei aveva portato alla Roma, forse, tropo presto.

Luis Enrique a Roma lo chiamavano Stanlio. Invece era un genio veramente. Però lui è scappato, non è voluto fermarsi, noi lo abbiamo pregato di fermarsi perché io ero certo che lui potesse iniziare un ciclo importante. Lui aveva una fede incredibile nel suo gioco e nel suo modo di pensare il calcio che poi è quello che adesso pensano tutti, riconquista alta della palla, possesso, ripartenze alte. Ovvero il calcio che oggi fanno tutti, lui lo faceva già dieci anni fa, era forte. Per la Roma ci vuole un allenatore al di sopra delle parti, proprio come era Luís. Un Hombre Vertical”.

Cosa ne pensa del possibile ritorno di Totti in società?

“Magari. Ma deve fare delle cose, non deve essere preso come ornamento. Sarei contento, sarebbe una cosa giustissima che rientrasse nei ranghi con un ruolo specifico però non come ambasciatore, sennò sarebbe una presa in giro”.

Lei è stato anche alla Lazio… quali sono le differenze principali? La Roma le è rimasta nel cuore.

“La densità, la densità che c’è nella Roma e per densità intendo il numero, i numeri contano. Roma è un tormento, per quello io non posso totalmente abbandonarla perché è un tormento, un tarlo che c’è dentro ti divora giorno dopo giorno, infatti ho cannibalizzato me stesso, questa non è una cosa letteraria, è una diagnosi medica. Però la Roma mi ha aiutato tanto, perché la Roma è un tormento, un tormento bellissimo, però è un tormento. Alla fine ti logora, però mi manca tanto“.

Quindi lei è romanista?

“Sì, sono rimasto romanista, sono diventato romanista stando a Roma, e sono rimasto romanista… doverosamente romanista”.