Fino a poche settimane fa era il classico “nome di rotazione”, uno di quelli che la piazza ti chiede di vedere solo quando serve. Poi l’assenza di Evan Ndicka e, soprattutto, i problemi fisici di Mario Hermoso hanno ribaltato la prospettiva: contro il Cagliari dovrebbe toccare ancora a lui, perché lo spagnolo è alle prese con una contusione al piede (collo del piede destro).
Da “ultima scelta” a partita vera: e l’Olimpico non perdona
La cosa interessante non è solo che Ghilardi giochi. È come ci arriva: da comparsa a scelta credibile, con un ruolo che oggi vale più dei minuti. A Roma il centrale non deve soltanto difendere: deve reggere campo e pressione, soprattutto in un Olimpico che può trasformare un dettaglio in un’etichetta. E dopo Udine, tra contusioni e rotazioni obbligate, questa è la classica gara in cui o sembri “pronto”, o torni subito nella categoria “progetto”.
Il dettaglio che cambia il futuro: “primo punto di febbraio”
La formula dell’operazione con Hellas Verona è già di per sé chiara (prestito oneroso e riscatto concordato), ma la clausola è quella che può far scattare il clic: l’obbligo diventerebbe effettivo al primo punto in febbraio. Tradotto: basta anche un pareggio col Cagliari per trasformare una stagione “di prova” in un investimento definitivo.
E allora Roma-Cagliari smette di essere solo una partita: diventa un bivio silenzioso. Per la Roma, perché mette nero su bianco una scelta economica e tecnica. Per Ghilardi, perché gli consegna un’occasione rara: passare da alternativa a certezza con un risultato, non con un comunicato.