Sabatini: “Gervinho una follia. Litigai furiosamente con Garcia, Wenger mi tirò il portafogli”

L’ex DS giallorosso ha rilasciato un’intervista esclusiva ai nostri microfoni dove ha raccontato uno degli acquisti più folli fatti alla Roma.

Melissa Landolina -
Tempo di lettura: 2 minuti

A distanza di anni, Walter Sabatini torna a raccontare uno degli acquisti più iconici della sua esperienza alla Roma: Gervinho. Lo fa in un’intervista rilasciata a RomaForever, ripercorrendo retroscena, dubbi iniziali, scontri interni e una trattativa surreale con l’Arsenal che si concluse con un affare destinato a entrare nella storia recente del club giallorosso.

“Gervinho non lo volevo: lo voleva Rudi Garcia”

Sabatini parte da una confessione: Gervinho non era una sua priorità. “Era un giocatore che io non volevo – racconta l’ex ds – lo voleva Rudi Garcia e per fortuna aveva ragione”.

Il tecnico francese insisteva perché lo conosceva bene: insieme avevano vinto una Ligue 1 con il Lille, e Garcia era convinto che l’esterno ivoriano potesse fare la differenza anche in Serie A. Sabatini, però, aveva forti perplessità: “Non lo vedevo come un giocatore da prospettiva Roma”.

La “follia positiva” che fece innamorare l’Olimpico

Col senno di poi, però, il giudizio cambia. Gervinho é stata una follia positiva – ammette Sabatini – penso che la gente non si sia mai divertita tanto quanto con lui”.

Nella sua prima stagione in giallorosso, l’ivoriano fu semplicemente devastante: strappi, contropiedi, imprevedibilità. “Quando andava in contropiede era gol. È stato un giocatore fenomenale per un anno”. Un rendimento che lo ha reso uno dei simboli della Roma di Garcia, capace di infiammare lo stadio e trascinare la squadra.

Il lato oscuro: “Era una mina vagante”

Ma il rapporto non durò a lungo. Sabatini racconta senza filtri anche il rovescio della medaglia: “L’anno dopo l’ho dovuto cacciare per forza. Era una mina vagante, aveva perso la testa”. Secondo l’ex dirigente, Gervinho era diventato incontrollabile, dentro e fuori dal campo: “Faceva casino. Aveva tutti i suoi vizi, tutte le sue donne. Neanche Rudi, che aveva con lui un rapporto quasi familiare, riusciva a controllarlo”.

Lo scontro con Garcia e Massara

La gestione di Gervinho portò anche a uno scontro durissimo tra Sabatini e Rudi Garcia. “Per Gervinho ho avuto un litigio veramente feroce con Rudi – rivela – loro erano in America per le amichevoli e mi chiamarono lui e Ricky Massara. Io mi arrabbiai tantissimo perché non ero d’accordo ad acquistarlo”.

La trattativa con l’Arsenal: Wenger e il “portafogli sul tavolo”

Il racconto si sposta poi su uno dei passaggi più iconici: la trattativa con l’Arsenal. I Gunners chiedevano 15 milioni di euro, cifra che Sabatini giudicava fuori mercato. “Sono andato a Londra da Wenger e gliene ho offerti due”, racconta. La reazione fu furiosa: “Wenger si arrabbiò, mi tirò il portafogli a tavola”. Una mossa, però, studiata: “L’ho fatto apposta per rompere la trattativa e ricominciarla su un’altra base”.

Uscito dal centro sportivo, Sabatini chiamò gli agenti del giocatore, chiedendo di riallacciare i contatti. Il risultato? “L’ho preso a 8 milioni. La metà rispetto a quanto chiedevano. Quindici milioni non glieli avrei mai dati”.

La conclusione, però, è un’ammissione: “Col senno di poi, quei 15 milioni li valeva tutti”.

Gervinho è stato una scommessa rischiosa, un giocatore fuori dagli schemi, difficile da gestire, ma capace di regalare alla Roma uno dei periodi più entusiasmanti dell’ultimo decennio.

Un’operazione che riassume perfettamente il calcio di Sabatini: istinto, rischio, follia e genialità pura di uno dei DS più importanti mai avuti in Italia.

 

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