Ci sono notizie che a Roma non sono mai “solo” notizie. L’idea di rivedere Francesco Totti dentro il club torna a rimbalzare perché Claudio Ranieri, intervistato da Paolo Assogna per Sky Sport, ha detto chiaramente che la proprietà ci sta pensando.
Eppure il punto, stavolta, non è l’emozione. È la sostanza: cosa sarebbe, concretamente, “Totti alla Roma” nel 2026?
Il segnale che cambia il rumore
Ranieri non ha annunciato un ritorno già fatto, ma ha certificato due cose: che l’ipotesi è sul tavolo e che non è un’uscita estemporanea.
Il contesto pesa: Totti si era riaffacciato recentemente in tribuna d’onore e quella presenza aveva già riacceso letture e aspettative.
Ora, con contatti “in corso da tempo” e un ruolo ancora da definire, la sensazione è che si stia provando a evitare l’errore più romano di tutti: confondere un gesto simbolico con una soluzione.
L’allarme social e la chance vera nel vedere Totti alla Roma
Sui social è già partita la difesa preventiva: “guai a monopolizzare la figura di Totti”. Tradotto: paura che diventi uno scudo comunicativo buono per calmare l’aria, senza incidere.
Ed è qui che la Roma si gioca credibilità. Anche perché la storia recente insegna quanto un ruolo poco definito possa bruciare tutto: “essere Totti” e non contare davvero è la ricetta perfetta per una frattura bis.
Se deve accadere, allora deve essere un ritorno adulto: missione chiara, perimetro netto, responsabilità misurabili. Il resto è merchandising emotivo. E Roma, su queste cose, fiuta la differenza in cinque minuti.