Leandro Castán, dieci anni dopo il 2016: la “rivincita” che racconta la Roma meglio di mille analisi

In un’intervista al Corriere dello Sport firmata Chiara Zucchelli, Castán riparte dalla cicatrice più grande e la trasforma in metodo: “prima uomini, poi calciatori”

Jacopo Mandò -
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Castan
Leandro Castan con la Roma: l’intervista a Gazzetta dello Sport è una lezione per Roma – Romaforever.it

A Roma certe storie non invecchiano: cambiano forma. Il trend social “2016 vs 2026” gli strappa un sorriso, ma dietro quel gioco c’è un punto che fa male: nel 2016 Castán era appena tornato in campo dopo aver sconfitto un tumore, poi la partita storta contro Hellas Verona e la scelta netta di Spalletti lo tagliano fuori. Oggi, dieci anni dopo, non cerca una riabilitazione da ex: cerca una rivincita da allenatore.

2016 non è un ricordo: è una lezione (anche su come si perde)

Il passaggio più “forte” non è la polemica: è la maturità. Castán dice di non aver discusso la decisione di Spalletti, ma i modi. E nello stesso respiro lo definisce uno dei migliori tecnici avuti: è un modo elegante per dire che si può essere duri senza essere brutali.

Qui c’è il non detto che vale più del virgolettato: quella stagione gli ha insegnato cosa succede quando il calcio diventa una sentenza e tu cerchi un colpevole solo per non guardare in faccia il dolore. “Ho fatto pace”, ammette. Ma subito aggiunge la frase che spiega tutto: non sa perdere, e aspetta la sua rivincita. Non contro qualcuno: contro quel momento.

Cosa c’entra con la Roma di oggi: pressione, isolamento e “romanismo” senza filtri

La parte che parla ai romanisti è quella su Trigoria: “isolatevi”, non ascoltate il rumore esterno e soprattutto non fate uscire ciò che succede dentro. È un consiglio da ex che conosce la piazza: Roma è magnifica, ma se non reggi la pressione ti schiaccia.

E non è casuale che colleghi subito questo tema ai volti: Mile Svilar come base di affidabilità e Wesley come spinta, con l’idea che con Carlo Ancelotti (in chiave nazionale) potrà diventare ancora più completo.
Dentro, poi, c’è un altro messaggio: Castán si dice “innamorato” dell’idea di Gian Piero Gasperini e della difesa a tre sull’uno contro uno. Non è nostalgia tattica: è un modo per dire che questa Roma, se trova protezione mentale e identità, ha già tutto per stare in alto.