È una di quelle sere in cui un romanista guarda una partita che non è la sua e si ritrova a pensare “e se…”. Perché l’idea Nkunku non era una fantasia da social: era un incastro possibile, legato a un’altra trattativa. E adesso che il Milan lo sta tenendo stretto, la domanda diventa inevitabile: alla Roma di Gian Piero Gasperini quanto sarebbe servito un giocatore così, in questo momento?
Il filo che non si è chiuso: perché il “piano Roma” è saltato
Nei giorni caldi del mercato, il ragionamento era chiaro: se il Milan avesse preso Mateta, si sarebbe aperto lo spazio per una cessione in attacco e la Roma si era inserita.
Poi, però, Mateta è saltato per problemi emersi nelle verifiche mediche, e il Milan ha cambiato rotta. Risultato: porta chiusa, e per la Roma un’opportunità che si è spenta prima ancora di diventare trattativa vera.
Il rimpianto “tecnico” per Gasperini: duttilità, strappo e sangue freddo
La sensazione non è che la Roma si sia persa “un nome”, ma un profilo: seconda punta, trequartista, esterno, persino riferimento centrale quando serve. Uno che ti risolve le partite bloccate perché sa accendersi nello stretto e attaccare la profondità senza chiedere permesso.
E stasera lo ha ricordato a tutti: è dentro al primo gol con l’inserimento che sporca l’azione e porta poi alla rifinitura di Adrien Rabiot per Ruben Loftus-Cheek.
Poi si procura il rigore (contatto con Federico Ravaglia), c’è il check VAR e lui resta glaciale dagli undici metri. E dopo, la firma: l’esultanza col palloncino rosso, gesto che lui stesso ha spiegato come dedica personale.
È qui che il pezzo diventa “Roma”: con gli infortuni che hanno tolto alternative e brillantezza, uno così sarebbe stato un acceleratore immediato. Forse non sarebbe cambiato nulla. Ma è facile capire perché, vedendolo oggi, il pensiero venga da sé.