Oggi sono 44 anni esatti dal debutto in Serie A con la Roma di Giuseppe Giannini. Non fu una prima da copertina: fu una sostituzione “di necessità”, dentro una partita complicata contro il Cesena. Ma è proprio questo il punto: la storia del Principe nasce dal dettaglio, non dal clamore.
Il minuto che accende tutto
Siamo al 56’ (undicesimo del secondo tempo): Nils Liedholm richiama Scarnecchia e getta nella mischia un 17enne chiamato a tappare buchi pesanti a centrocampo. Roma-Cesena finirà 0-1, ma quel cambio è una firma sul futuro: da lì in poi, Trigoria avrà un volto riconoscibile per più di un decennio.
Non è solo romanticismo: è leadership certificata
Giannini non è stato “uno che è rimasto”: è diventato guida. La Roma ricorda che ha indossato la fascia 280 volte, terzo di sempre dietro Francesco Totti e Giacomo Losi: una statistica che spiega perché, ancora oggi, il suo nome faccia silenzio appena lo pronunci.
La lezione che vale anche adesso
In un calcio che consuma tutto, quel debutto del 1982 parla alla Roma di oggi: non sempre vinci la notte in cui cominci, ma puoi diventare decisivo nel modo in cui resti. E Giannini lo ha dimostrato anche fuori dal club: ai Mondiali del 1990 segnò un gol pesante contro gli Stati Uniti.