Zeki Celik avrebbe respinto le proposte di rinnovo arrivate da Trigoria e il tema è ormai caldo: diverse ricostruzioni parlano di una trattativa “in salita” e di un addio possibile a fine stagione se la distanza economica non si colma.
Sui social è già partita la sentenza facile—“si è montato la testa”—ma la storia, letta fredda, sembra più una partita di potere (e di timing) che di presunzione.
Perché Celik ha rifiutato
La chiave è doppia:
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Momento personale: Celik oggi si sente “titolare vero” e, a 29 anni, punta al contratto più importante della carriera. Non solo per status, ma perché il suo ruolo è cresciuto: in emergenza fascia, Gasperini lo ha usato anche fuori posizione, rendendolo utile come jolly di corsia e copertura.
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Richieste economiche: la Roma ritiene eccessive le pretese dell’entourage (si parla di forbice legata a un aumento netto significativo) e teme l’effetto domino nello spogliatoio: se alzi troppo per uno, poi bussano altri.
Perché la Roma non può liquidarla con pensando ai sostituti
Qui sta la parte sottovalutata: Celik non è più “il terzino discreto”, è diventato un pezzo di equilibrio. Senza di lui, la Roma perde una soluzione pronta per:
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proteggere la fascia in partite sporche
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abbassarsi a 5 senza cambiare uomini
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coprire la catena quando manca un esterno puro
E c’è l’altro rischio: la scadenza è giugno 2026 e l’ipotesi parametro zero è concreta se non si trova una quadra entro primavera.
Scenario: chi ha più da perdere?
Se Celik aspetta e va a scadenza, può massimizzare ingaggio e bonus alla firma. Se la Roma aspetta e non chiude, rischia di perdere un titolare funzionale gratis. È questo, più del gossip, che spiega il gelo.