Al Nassr su Pellegrini: quando “figlio di Roma” diventa un bivio

L’indiscrezione arriva da Accomando: sirene saudite per il numero 7. Ma la vera domanda è un’altra: conviene davvero alla Roma (e a Pellegrini) aprire quella porta adesso?

Jacopo Mandò -
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Pellegrini
Pellegrini in gol contro il Milan: arriva la tentazione Arabia Saudita, alla Roma converrebbe? – Romaforever.it

L’Al Nassr prova a tentare Lorenzo Pellegrini con l’idea di portarlo subito in Saudi Pro League: a rilanciare la notizia è Orazio Accomando, che parla di offerta pronta.
Per ora è un rumor (forte, ma non ufficiale), però cade nel momento giusto per far rumore: Pellegrini ha un contratto che scade il 30 giugno 2026, quindi la finestra “commercialmente sensata” per la Roma si restringe.

Perché la Roma ci pensa

Il punto non è il cuore—che resta—ma la gestione del rischio. Con un anno e mezzo alla scadenza, ogni grande offerta diventa anche una domanda di tutela: rinnovi a cifre sostenibili o monetizzi. Non a caso negli ultimi giorni è tornata a circolare l’idea che la Roma abbia riaperto i colloqui per il rinnovo, con Pellegrini disposto anche a rivedere l’ingaggio pur di restare.
E qui c’è un dettaglio che pesa: oggi il suo stipendio stimato è già alto per gli standard Serie A, mentre l’Arabia sposta l’asticella su un altro pianeta.

Perché per Pellegrini, paradossalmente, avrebbe senso

Il motivo è semplice: a Roma da tempo Pellegrini non è “amato” come un capitano dovrebbe. La pressione è cronica, la tolleranza è minima, ogni partita diventa un referendum. In Arabia avrebbe più centralità, meno rumore, più soldi: razionalmente, è una tentazione vera.

La sintesi “romanista”

Se l’offerta fosse normale, venderlo sarebbe un errore: un figlio di Roma è anche un asset identitario. Se invece arrivasse una proposta fuori scala, allora la partita cambia: perché la Roma deve proteggersi dal rischio di arrivare a giugno 2026 con un capitano in scadenza e un clima ancora diviso.