La Roma sta vivendo un déjà-vu di mercato, in scala ridotta ma con la stessa dinamica narrativa: un giocatore già “pronto” che esce (Baldanzi) e un giovane che entra (Venturino) per spostare valore nel tempo. Nel 2018 il copione era più rumoroso: Nainggolan all’Inter con un’operazione complessiva da 38 milioni, di cui 24 cash e il resto via Santon e Zaniolo (valutazioni: 9,5 e 4,5).
Il “caso Zaniolo”: perché Roma allora fece bene a non ascoltare la piazza
Zaniolo arrivò a Roma a 19 anni, con un passato quasi esclusivamente nel percorso giovanile (tra le tappe anche Genoa).
In quei giorni l’obiezione era semplice: “perché inserire un ragazzo in un affare da big?”. La risposta la diede il campo: Nainggolan lontano da Roma non riuscì a ritrovare la stessa centralità, mentre Zaniolo – al netto di infortuni e traiettorie successive – si prese la scena e aumentò immediatamente il valore dell’operazione. (Morale: il giudizio istantaneo spesso sbaglia bersaglio.)
Venturino oggi: perché è un investimento “giusto” anche se non fa rumore subito
L’operazione Baldanzi-Venturino è molto più contenuta: le ricostruzioni parlano di Baldanzi al Genoa in prestito con diritto a 10 milioni e Venturino alla Roma con prestito e diritto complessivo tra 7 e 8 milioni (con varianti su bonus).
Venturino, classe 2006, è il classico profilo che spacca la discussione social (“a cosa serve?”) ma che ha senso dentro una logica da club: è giovane, ha già assaggiato la Serie A e ha bisogno di minuti e contesto per diventare un giocatore “da presente”.
Qui sta il parallelo vero col 2018: non è un affare da valutare oggi, ma un’ipotesi di valore che la Roma prova a far maturare. E se il passato insegna qualcosa, è proprio questo: gli scambi che sembrano incompleti a giugno spesso diventano chiarissimi a novembre.