La classifica dice già tutto: Stoccarda 9ª e Roma 10ª con 12 punti, una dietro l’altra.
E con il nuovo formato, non è un dettaglio: le prime 8 vanno direttamente agli ottavi, dalla 9ª alla 24ª si passa dai play-off.
Vincere significa avvicinarsi alla corsia preferenziale; pareggiare è il classico “non mi fai male” che però rischia di non spostare nulla, soprattutto con un’ultima giornata ancora da giocare.
Perché lo Stoccarda non è una “tedesca qualunque”
Attenzione ai riflessi condizionati: lo Stoccarda non arriva con la fama delle superpotenze, ma con una mentalità da squadra che ha imparato a cadere e rialzarsi. È detentore della Coppa di Germania (DFB-Pokal) e quel trofeo, più di ogni slogan, certifica che sa reggere partite secche e pressione.
In più, solo due stagioni fa ha scritto una delle storie più sorprendenti di Bundesliga: 2º posto nel 2023/24, dietro il Leverkusen imbattuto e davanti al Bayern.
La “memoria europea” che accende la partita
Poi c’è l’aspetto che spesso si sottovaluta: la loro storia europea è fatta di cicatrici. Due finali perse, ma pesantissime: Coppa UEFA 1988/89 contro il Napoli di Maradona e Coppa delle Coppe 1997/98 contro il Chelsea.
In un’Europa League che non ha una strafavorita evidente, quella memoria può diventare benzina: per loro, questa competizione non è “un contorno”, è una chance.
La Roma, dal canto suo, arriva con la classica logica da serata europea all’Olimpico: se vuoi davvero cambiare traiettoria, questa è una partita da 3 punti, non da calcoli.