Stadio nuovo, il progetto inciampa sull’antica Roma: villa, cunicoli e scavi da finire (prima di costruire)

Dalla comunicazione del Ministero emerge un punto che pesa: la Soprintendenza chiede di completare l’archeologia preventiva prima dei lavori

Jacopo Mandò -
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Stadio Roma
Il progetto stadio nuovo rielaborato da un’IA: ora si entra in una nuova fase, con l’antica Roma protagonista

Il tema non è “hanno trovato qualcosa” (a Roma sarebbe quasi la norma). Il tema è procedurale: a Pietralata si parla di resti di una villa romana, cunicoli e cisterne legate a un acquedotto e, soprattutto, di scavi non completati che la Soprintendenza vuole chiudere prima che partano i cantieri.
E qui sta l’angolo che cambia la narrazione: il 23 dicembre la società ha consegnato il PFTE in Campidoglio (passo importante, ma non “fine corsa”). Se nel pacchetto manca la parte di archeologia preventiva perché gli scavi non sono finiti, il Comune dovrà verificare e la pratica si presta a diventare il cavallo di battaglia dei comitati contrari.

Perché l’archeologia qui non è un “dettaglio”: Pietralata sta già parlando

Negli stessi giorni, proprio a Pietralata (Parco delle Acacie), gli scavi di archeologia preventiva hanno portato alla luce vasche monumentali, un sacello forse dedicato a Ercole e tombe repubblicane: è la dimostrazione che l’area può restituire sorprese “pesanti”, e che la prudenza del Ministero non è paranoia.
Questo non significa “stadio a rischio”, ma significa una cosa molto concreta: tempi e prescrizioni contano quanto il rendering.

La mossa della Roma per lo stadio nuovo e la variabile commissario

La Roma ha già risposto parlando di assenza di interferenze e promettendo che gli scavi riprenderanno a breve, con prescrizioni rispettate.
Sul tavolo, però, c’è anche il tema politico-amministrativo: la figura del commissario per gli stadi (Euro 2032) con poteri acceleratori è al centro del dibattito e Massimo Sessa viene indicato come nome di riferimento, con un percorso di nomina e inquadramento ancora discusso pubblicamente.
Tradotto in chiave pratica: più che “bypassare le leggi”, si tratta di capire quanto il sistema istituzionale voglia davvero mettere corsie preferenziali senza trasformare l’archeologia in un contenzioso infinito.