La notizia “buona” dentro quella cattiva è scritta in una riga: nessun problema al tendine. Dopo le paure iniziali, gli esami hanno chiarito che Mario Hermoso ha riportato una lesione muscolare di secondo grado, con tempi di recupero nell’ordine di 20-30 giorni / 3-4 settimane.
Di fatto, Gasperini perde un uomo, ma evita lo scenario peggiore. E proprio per questo, ora la Roma è davanti a una scelta che non si può raccontare solo con “serve un centrale”: serve capire se vale la pena investirci subito.
Perché l’assenza di Hermoso pesa “più del calendario”
Hermoso non è soltanto un difensore in più: è un profilo che ti dà soluzioni di costruzione e rotazioni in una linea che, nelle ultime settimane, ha vissuto tra emergenze e incastri.
Con uno stop di circa un mese, il problema non è solo “chi gioca”: è come gestisci le prossime tre settimane senza ritrovarti a forzare minutaggi, e senza trasformare ogni assenza in un effetto domino.
Ed ecco il punto “nuovo”: il sospiro di sollievo sul tendine non spegne l’allarme, lo rende più razionale. Se fosse stato tendine, sarebbe stato un mercato obbligato. Così, invece, la Roma può scegliere: tampone o rinforzo strutturale.
Dragusin: non è un nome, è la prova di quanto la Roma voglia davvero assecondare Gasperini
La pista Dragusin torna d’attualità proprio perché combacia con un’esigenza chiara: un centrale pronto, fisico, da Serie A. Ma il Tottenham, secondo più ricostruzioni, non vuole impostare un’uscita “leggera”: preferisce titolo definitivo o al massimo un prestito con obbligo (non un semplice diritto).
Qui nasce lo scontro: Roma ragiona su formule condizionate (anche legate alla Champions, secondo alcune ricostruzioni), gli Spurs vogliono certezze.
In più c’è concorrenza: RB Lipsia viene indicato come un club pronto a muoversi con proposta più “definitiva”, proprio quella che a Londra preferiscono.
Quindi sì: l’infortunio di Hermoso può essere la miccia, ma Dragusin è soprattutto un termometro. Se la Roma affonda accettando la logica dell’obbligo, sta dicendo che vuole alzare subito l’asticella. Se invece resta ferma o prova a trascinare la formula, sta dicendo che la priorità è non sbilanciare i conti, anche a costo di convivere con l’emergenza controllata.