C’è un dettaglio che racconta più di mille pagelle: Bailey era stato inserito tra i convocati per Torino-Roma, poi è stato depennato all’ultimo per un’indisposizione.
È l’ennesimo fotogramma di un prestito che, tra stop e discontinuità, non è mai diventato davvero “progetto”. E adesso il mercato sta facendo il resto: un trasferimento alla Fiorentina è considerato molto complicato, pista fredda e senza sviluppi concreti in questa finestra.
Numeri e contesto: perché a Roma non è mai scattata la scintilla con Bailey
I numeri stagionali fotografano il problema: 2 assist in 11 presenze e 317 minuti complessivi, con 13 gare saltate per guai fisici tra problema muscolare e ricadute.
Ma il punto non è solo la statistica: è l’assenza di continuità proprio nel momento in cui la Roma ha cambiato pelle davanti, aggiungendo concorrenza e alternative. Quando il tuo ruolo è “spaccare la partita” e non sei quasi mai al 100%, diventi automaticamente un’incognita.
La svolta di gennaio: perché la Turchia sembra più logica della Serie A
Da qui l’ipotesi più concreta: un futuro lontano dall’Italia, con la Turchia che prende quota come destinazione per rilanciarsi.
E c’è un’altra lettura, più “da Trigoria”: se la Roma dovesse davvero valutare un’uscita anticipata, non sarebbe soltanto un taglio tecnico. Sarebbe un modo per liberare spazio (rosa e risorse) e inseguire un esterno più funzionale alle priorità del momento. Il caso Bailey diventerebbe così una lezione: i prestiti “di nome” aiutano solo se portano affidabilità, non solo curriculum.