Roma-Torino non è solo “una coppa in mezzo al calendario”: è una partita che può dare ossigeno e fiducia, soprattutto a una squadra che vuole rimettersi stabilmente in corsa Europa. Ma è anche una sfida piena di insidie, perché il Torino di Marco Baroni ha un’identità chiara e, quando trova il contesto giusto, diventa una squadra fastidiosa da affrontare. E lo ha già dimostrato: questa stagione ha battuto la Roma 1-0 all’Olimpico con il gol di Simeone nato da una ripartenza, esattamente la situazione che Baroni cerca e prepara.
La forza granata: verticale, esterni e ripartenze
Il Torino tende a partire da un 4-2-3-1 (con varianti), ma il concetto non cambia: non vuole palleggiare per palleggiare. Se può, accende subito gli esterni, manda la palla fuori per aprire il campo e poi va dentro con tagli e inserimenti. Quando invece si difende, non sempre pressa alto: sceglie i momenti, aspetta l’errore “giusto” e lì accelera. Tradotto: se la Roma sbaglia un passaggio centrale o perde palla male, rischia di ritrovarsi contro un Toro che corre in campo aperto e diventa letale.
Il punto debole: spazio dietro i terzini e tra le linee
La Roma, però, ha una strada concreta per fare male. Quando il Torino accompagna l’azione con i terzini, alle spalle possono aprirsi corridoi: qui diventano fondamentali cambi gioco rapidi e quinti che arrivano in corsa. E c’è un altro dettaglio: quando Baroni alza il baricentro, a volte si crea spazio tra centrocampo e difesa. Se Dybala e Soulé riescono a ricevere lì, girarsi e giocare la palla “pulita” in avanti, la Roma può spaccare la partita senza bisogno della classica prima punta—tema enorme per Gasperini in questo momento.