Cama si racconta: “Trigoria è casa, la Roma è un onore. Il mio sogno? Diventare professionista”

Il giovane giallorosso ripercorre sacrifici, percorso e crescita: da Capranica a Trigoria, l’accademia per non pesare sulla famiglia e una mentalità già “da grande”

Jacopo Mandò -
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Cristian Cama
Cristian Cama con le giovanili dell’Italia: il sogno di diventare professionista e l’amore per Roma – Romaforever.it

Cristian Cama si è raccontato in una lunga intervista ai canali ufficiali della Roma, mostrando un profilo maturo, concreto e profondamente legato al club. Un ragazzo che parla di lavoro, responsabilità e famiglia prima ancora che di carriera.

Sacrifici e Trigoria: “Non volevo far pesare tutto ai miei

Nato a Roma ma cresciuto a Capranica (Viterbo), Cama ha spiegato quanto fosse impegnativo il viaggio quotidiano verso Trigoria: quasi 90 km, con il raccordo “un incubo”. Proprio per questo ha scelto di vivere per due anni nelle residenze dell’accademia: una decisione principalmente sua, per diventare indipendente e non far ricadere sempre il sacrificio su padre e nonno.

Il primo giorno alla Roma e il calcio come gioia

Ricorda tutto del suo primo ingresso a Trigoria, a 7-8 anni: la timidezza nello spogliatoio, l’emozione della sera prima “con le scarpe da calcio già ai piedi” e i consigli della famiglia: restare calmo, divertirsi, perché in fondo sono “bambini con due gambe e due braccia”. Un concetto che non ha mai perso: per lui il calcio resta “puro divertimento”, la cosa che lo fa andare a letto e svegliarsi felice.

Ruolo, caratteristiche e idoli

Partito da esterno offensivo/attaccante, è stato spostato più indietro: oggi ama coprire l’intera fascia, attaccare e difendere. Dice di preferire l’assist al tiro, si definisce con “buon fiato” e “un sinistro educato”, ma vuole migliorare il destro per essere più imprevedibile. Tra i modelli cita Dimarco, Angeliño e Marcelo.

Il rinnovo con la Roma: “È un orgoglio”

Ha firmato un nuovo contratto e lo dedica alla famiglia, per i sacrifici fatti. L’obiettivo immediato è chiaro: diventare professionista, lavorando ogni giorno e restando concentrato anche fuori dal campo. Per lui, indossare la maglia della Roma è “speciale”, un onore che non si può spiegare.