Cristian Cama si è raccontato in una lunga intervista ai canali ufficiali della Roma, mostrando un profilo maturo, concreto e profondamente legato al club. Un ragazzo che parla di lavoro, responsabilità e famiglia prima ancora che di carriera.
Sacrifici e Trigoria: “Non volevo far pesare tutto ai miei”
Nato a Roma ma cresciuto a Capranica (Viterbo), Cama ha spiegato quanto fosse impegnativo il viaggio quotidiano verso Trigoria: quasi 90 km, con il raccordo “un incubo”. Proprio per questo ha scelto di vivere per due anni nelle residenze dell’accademia: una decisione principalmente sua, per diventare indipendente e non far ricadere sempre il sacrificio su padre e nonno.
Il primo giorno alla Roma e il calcio come gioia
Ricorda tutto del suo primo ingresso a Trigoria, a 7-8 anni: la timidezza nello spogliatoio, l’emozione della sera prima “con le scarpe da calcio già ai piedi” e i consigli della famiglia: restare calmo, divertirsi, perché in fondo sono “bambini con due gambe e due braccia”. Un concetto che non ha mai perso: per lui il calcio resta “puro divertimento”, la cosa che lo fa andare a letto e svegliarsi felice.
Ruolo, caratteristiche e idoli
Partito da esterno offensivo/attaccante, è stato spostato più indietro: oggi ama coprire l’intera fascia, attaccare e difendere. Dice di preferire l’assist al tiro, si definisce con “buon fiato” e “un sinistro educato”, ma vuole migliorare il destro per essere più imprevedibile. Tra i modelli cita Dimarco, Angeliño e Marcelo.
Il rinnovo con la Roma: “È un orgoglio”
Ha firmato un nuovo contratto e lo dedica alla famiglia, per i sacrifici fatti. L’obiettivo immediato è chiaro: diventare professionista, lavorando ogni giorno e restando concentrato anche fuori dal campo. Per lui, indossare la maglia della Roma è “speciale”, un onore che non si può spiegare.