La sconfitta con l’Atalanta ha lasciato una traccia chiara: la Roma è solida, ma davanti fatica a “sfondare” con continuità. E quando il messaggio arriva dal campo, il mercato smette di essere teoria. A Trigoria si ragiona su come alzare il peso offensivo, anche passando da decisioni scomode.
Dovbyk e l’aria di mercato: perché ora si riapre il dossier
Artem Dovbyk è di nuovo nel mirino delle voci e delle strategie. Secondo quanto filtra, l’ucraino sarebbe stato proposto a club di Premier League e alla Turchia, con un tentativo esplorativo anche in Italia. È uno scenario che fotografa due esigenze: da una parte la necessità di creare margini economici per nuove entrate, dall’altra l’insoddisfazione di Gasperini per un reparto che produce troppo poco rispetto alle ambizioni Champions.
Il punto non è solo “chi parte”, ma cosa si vuole diventare: una Roma che difende da grande deve segnare da grande. E per farlo, a gennaio potrebbero servire scelte di rottura.
Le alternative sul tavolo: Raspadori, Zirkzee e il cronometro di gennaio
Parallelamente, il club prova a chiudere i rinforzi. Per Giacomo Raspadori si vive una fase di attesa: i contatti sono continui e la Roma spinge per una risposta a stretto giro, perché vuole consegnare a Gasperini un’arma subito utilizzabile.
Per Joshua Zirkzee, invece, i tempi sarebbero più lunghi e legati agli incastri del club di appartenenza: pista viva, ma con calendario e sostituzioni che possono spostare tutto più avanti.
Il succo è semplice: gennaio non è solo “mercato”, è identità. Se la Roma vuole restare tra le prime, dovrà trasformare la solidità in punti anche contro chi sta lassù. E per farlo, davanti potrebbero cambiare gerarchie, volti e responsabilità.