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I pali e il Bologna frenano la Roma a metà strada tra il Napoli e l'Inter

Martedì 12 aprile 2016
C'è sempre Roberto Donadoni tra la Roma e i suoi problemi. Il 15 febbraio 2015 portò un Parma praticamente già retrocesso e senza stipendi da mesi a pareggiare 0-0 all'Olimpico. Garcia mise in campo Doumbia e Gervinho, appena tornati dalla Coppa d'Africa, e pagò caro quell'azzardo. Ieri sera, alla guida di un Bologna che aveva perso le ultime tre partite e non poteva contare su Destro, Giaccherini, Mounier, Taider e Gastaldello, il tecnico rossoblù ha strappato un altro parteggio — questa volta per 1-1 — che rischia di chiudere qui la stagione della Roma. Nel senso che i giallorossi, adesso, dovranno pensare soprattutto a conservare il terzo posto: il Napoli, adesso, è a 6 punti di distacco e non basterà vincere lo scontro diretto il 25 aprile. L'Inter è alla stessa distanza, ma in senso opposto. Per i tifosi giallorossi non sarà semplice scegliere il risultato migliore nello scontro diretto tra nerazzurri e partenopei, sabato prossimo. Spalletti, che da quando è arrivato a Roma ha sbagliato pochissimo, ieri sera è stato sfortunato (tre pali di Salah, un record), ma anche poco incisivo nella scelta dell'undici iniziale e nella gestione successiva della gara. Certo, la Roma poteva vincere e, per lo sforzo fatto, lo avrebbe meritato.

Però il Bologna non ha rubato nulla e l'unica cosa poco sportiva sono state le continue perdite di tempo, soprattutto del portiere Mirante, un altro che era in campo nel Roma-Parma di cui abbiamo detto. La Roma aveva pareggiato contro il Bologna anche all'andata. Due punti sono pochi per arrivare davvero in alto. Spalletti ha ripresentato il 42-4 del derby, ma con interpreti molto meno importanti. Lo squalificato Nainggolan è stato sostituito nella maniera peggiore, cioè con Iago Falque. Keita (problemi alla schiena) ha lasciato il posto a De Rossi, che non giocava titolare da Sassuolo-Roma del 2 febbraio e ha patito la ruggine accumulata. Il tecnico di Certaldo ha lasciato per l'ennesima volta Dzeko in panchina, per non dare punti di riferimento alla difesa avversaria. Il d.g. Mauro Baldissoni, nel prepartita, ha parlato di un problema muscolare per il bosniaco, che però è entrato a 20', senza lasciare traccia. Ormai Dzeko è un caso conclamato. Mai titolare, con poca fiducia da parte del tecnico, apparentemente sotto il peso di una situazione che non riesce a gestire.

La Roma è stata soprattutto Salah, sempre pericoloso anche se un giocatore dovrebbe usare anche il piede destro per essere davvero di livello internazionale, e Perotti. L'argentino è stato il più continuo, mentre molto hanno deluso Iago Falque e El Shaarawy. L'assenza di Nainggolan si è fatta molto sentire e l'accumulo di punte nel finale è sembrato una mossa più della disperazione che della tattica. Nessuno sa quale sarà il futuro di Francesco Totti, anche se le ultime esternazioni del presidente James Pallotta sembrano aprirgli solo una porta da dirigente. Se così fosse è cosa buona e giusta che il più grande calciatore della storia della Roma abbia avuto l'occasione di dimostrare ancora una volta la sua classe e la sua personalità. È entrato nella ripresa, ha servito a Salah l'assist del pareggio, ha provato fino all'ultimo a dare i tre punti alla Roma. Si meritava, lui di sicuro, una ricompensa maggiore.
di L. Valdiserri
Fonte: Corriere della Sera
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