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Settimana chiave per il futuro della Roma: si gioca sull'asse Boston-Houston

Pallotta e Friedkin definiranno la trattativa che porterà il magnate texano a prendere il controllo del pacchetto di maggioranza della società valutata oggi 700 milioni
Lunedì 09 dicembre 2019
Nel gioco delle scatole, quelle che si aprono meglio sono negli Stati Uniti, ed è per questo che lì si va più veloci. Parliamo della Roma Spv Llc, con sede in Delaware, la società che controlla sia l'As Roma che la "newco" sovraordinata alla costruzione del nuovo stadio. Ecco, è proprio sull'asse Boston-Houston che James Pallotta e Dan Friedkin si stanno muovendo per definire la trattativa che porterà il magnate texano - forse già questa settimana - a prendere il controllo del pacchetto di maggioranza del club giallorosso. La valutazione data al bene in vendita è intorno ai 700 milioni, tenendo conto che c'è la zavorra debitoria di circa 270 milioni e una ricapitalizzazione da fare di 150. Non poco comunque, se si pensa che la Roma nel 2011, quando cominciò l'era Usa che aveva come "frontman" Tom DiBenedetto, fu valutata 110 milioni. L'impressione è che Pallotta venda malvolentieri, sia perché sa come nel mondo del calcio sarà considerato uno che non è riuscito a vincere nulla, sia perché è convinto che non manchi molto perché accada. Ma dall'altra parte dell'Atlantico i suoi soci, assai meno mediatici ed interessati al calcio, vogliono fare dei profitti, e quindi l'"ego" pallottiano dovrà farsene una ragione, pur pensando di essere stato trattato malissimo dalla tifoseria giallorossa, che peraltro non lo vede a Roma da quasi seicento giorni. Troppi per un presidente che aveva promesso il contrario.

IL NUOVO STADIO — Adesso invece nel club giallorosso sono pronti a cambiare musica, in attesa delle notizie che arrivano da Stati Uniti e Inghilterra. Occhio, però, perché gli spartiti - almeno all'inizio - si assomiglieranno. Il piano di 24 mesi varato dall'attuale nuovo a.d. Guido Fienga sarà confermato, così come la parte nodale dell'attuale management. Il mantra sarà quello noto: niente spese pazze, continuazione dell'opera di risanamento, garanzia da parte della proprietà dei flussi di cassa e, quando necessario, bilancio messo a posto con le plusvalenze. Tutto questo, almeno, finché non sarà pronto il nuovo stadio, su cui la sindaca Virginia Raggi è pronta a dare il via libera prima virtualmente (con un comunicato prima di Natale) e poi nei fatti, con l'approvazione della Convenzione Urbanistica e della Variante al Piano Regolatore, che potrebbe essere calendarizzata ai primi del 2020. L'obiettivo è far giocare nel nuovo stadio a partire dalla stagione 2023-24, sempre che - ed è questo il cavallo di troia che consentirà lo sblocco politico dello stallo - la nuova amministrazione che succederà alla Raggi darà il via libera alla contestualità fra apertura impianto e termine delle opere pubbliche, che è stato il nodo più difficile da sciogliere. La soluzione, quindi, è stata semplice: ci penserà chi verrà dopo di noi. E sarà dura per il nuovo sindaco provare a dire no all'apertura di uno stadio già pronto, anche se mancassero quei mezzi pubblici che consentirebbero il trasporto del 50% dei tifosi. Auguri.

IL FIGLIO RYAN — Per questi giorni lontani (ma non troppo) al timone ci dovrebbe già essere la famiglia Friedkin - business nell'importazione delle Toyota negli Usa e anche nel mondo dello spettacolo - con papà Dan che è pronto a mandare il rampollo Ryan a Roma per controllare da vicino il nuovo investimento, in stile Steven Zhang. In attesa dei titoli di coda sulla vicenda, la sensazione è che il tifo giallorosso sia molto più freddo rispetto a 8 anni fa, quando ci fu il primo arrivo degli americani. Onestamente, c'è da dire che la società è molto cresciuta (e il valore di mercato lo dimostra), ma sul piano sportivo Pallotta lascerà senza avere vinto niente. E per i tifosi, in fondo, è questa l'unica cosa che conta davvero.
di Massimo Cecchini
Fonte: Gazzetta dello Sport
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