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L'analisi di Roma-Benevento: bene ma non benissimo

Martedì 13 febbraio 2018
Per chi ama gli allenatori che cercano di dare una mentalità offensiva ai propri giocatori (nella convinzione che attraverso questi concetti una squadra riesca ad andare oltre le proprie potenzialità, traguardo difficilmente raggiungibile quando un tecnico si limita a gestire il suo gruppo squadra assecondandone le caratteristiche: ma questo ovviamente non impedisce di vincere, se si ha il gruppo più forte), Roma-Benevento è stato un bel laboratorio didattico.

TRADIZIONE CATALANA - A confronto due amanti del 433 di tradizione catalana che però, visto il momento assai particolare, hanno scelto due diversi vestiti: 4231 per Di Francesco orfano dei tre centrocampisti titolari Nainggolan, Pellegrini e De Rossi (tornato in campo solo gli ultimi otto minuti), con quattro attaccanti e due mediani anomali come Gerson e Strootman, 4141 per De Zerbi con la particolarità di due esterni rapidi e ficcanti come D'Alessandro e Brignola schierati nella stessa fascia, a destra, uno da mediano e uno da ala, col chiaro intento di portare qualche accelerazione nella zona in cui gravitavano Strootman e Kolarov, giocatori esperti ma con qualche carenza dinamica.

PRIMO TEMPO - Il piano poteva già funzionare dopo neanche due minuti, col cambio di gioco proprio nella zona di destra dove D'Alessandro ha rubato il tempo al serbo e si è infilato in area, cercando poi il suggerimento per Guilherme (in ritardo) invece della conclusione personale. Poi la partita s'è sviluppata per un tempo come l'aveva immaginata il bravissimo allenatore bresciano: Roma in difficoltà nel palleggio per il compatto schieramento dei campani e rapide transizioni con sviluppo immediatamente verticale alle spalle dell'altissima linea difensiva della romanista o con conquista di porzioni di campo negli spazi lasciati davanti alla linea. Così alla fine del tempo è 1-1 per l'entusiasmo dei tifosi campani e i fischi di quelli romanisti.

SECONDO TEMPO - Nella ripresa cambierà tutto, per diversi fattori: la maggior rapidità dei giocatori della Roma a confronto con la progressiva perdita di aggressività degli avversari, la miglior attitudine tecnica, gli strappi di Ünder, la maggior concentrazione degli altri. Il Benevento si consola con i complimenti: da qui a fine anno portebbe togliersi qualche soddisfazione, ma di certo l'impresa di non retrocedere sembra impossibile. La Roma con l'arrembante ripresa: bene, alla fine, ma non benissimo. Di Francesco segue il suo obiettivo: alzare il rendimento dei suoi giocatori spingendoli ad attaccare senza sosta, chiedendo loro uno sforzo maggiore nella continuità della concentrazione. Speriamo lo seguano fino in fondo.

LA POLEMICA STRISCIANTE - A chi si riferiva invece l'allenatore a fine partita quando ha detto in sala stampa che ci sono squadre che stanno più su e vincono con mezzo tiro in porta? L'analisi dei dati di Fiorentina-Juventus ci fornisce un indizio interessante. Il dato delle conclusioni in porta di una gara finita 2-0 per i bianconeri con tanti complimenti per il consueto cinismo è lampante: 3 tiri nello specchio, 0 fuori, 1 respinti, in totale fanno 4. Per vincere con lo stesso scarto (4-2), la Roma a Firenze tirò verso la porta 21 volte (10 nello specchio, 6 fuori, 5 respinti). Il massimo, col massimo sforzo. Allargando il quadro ai tiri totali dell'intera serie A, si vede come alla Juve siano bastati finora 46 tiri in meno verso la porta per cogliere lo specchio 17 volte in più e, soprattutto, segnare 23 gol in più. Ovviamente, la polemica non può giornalisticamente far presa. Chi vince festeggia, chi perde spiega: e la Juve sta troppo davanti (e ha vinto troppo di più) per sentirsi tirata in ballo.

IL RECORD DI DZEKO - Con la rete realizzata ieri il bosniaco è arrivato a quota 11 in serie A, poco più della metà di quelle segnate da Immobile (fermo a 20). Eppure Dzeko guida la classifica dei calciatori con più tiri verso la porta con 113 tentativi, ben 38 più del laziale. La morale? La Roma mette in condizione il suo centravanti di tirare spesso e volentieri (domenica 6 conclusioni di testa), ma la mira è spesso sbagliata. E qui c'è un enorme margine di miglioramento per il giocatore e per la Roma.

IL CALENDARIO - C'è ancora margine per rendere accettabile questa stagione, tutto dipenderà dal comportamento della squadra nei prossimi sette impegni, fino alla sosta di fine marzo: l'unico impegno di altissimo tasso di difficoltà è quello di Napoli, il 3 marzo. Complicate sembrano le sfide di sabato a Udine e poi col Milan la domenica successiva. Più accessibili le sfide col Torino e a Crotone. In mezzo il doppio confronto con lo Shakhtar: difficile, ma alla portata. Ora tocca alla Roma.
di D. Lo Monaco
Fonte: Il Romanista

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