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Attacco all'attacco. Di Francesco vede la Roma di Lucho

Venerdì 12 gennaio 2018
Dall'Argentina di Perotti al mare di Dubai di Dzeko, passando per il freddo di Milano, dove sta El Shaarawy, il clima più o meno mite di Trigoria, dove si allena Defrel, arrivando fino alla Turchia di Under e alla Repubblica Ceca di Schick. L'attacco della Roma, almeno in questa sosta atipica di gennaio, fa il giro del mondo e abbraccia tre continenti, ma di mondiale, ultimamente, ha ben poco. E chissà se le scelte di Monchi, che cerca esterni bassi a destra per riportare Florenzi alto, sempre a destra, non regalino un po' di vivacità e imprevedibilità ad un reparto che doveva essere il fiore all'occhiello di Di Francesco e invece, per ora, è la zavorra che ne sta frenando le ambizioni.

NUMERI FLOP - La Roma ha l'ottavo attacco della Serie A con 30 reti in 19 partite perché meglio di lei hanno fatto Napoli, Juventus, Inter, Lazio, Sampdoria, Atalanta e persino l'Udinese, che ha cambiato allenatore e, nell'era americana, soltanto con Luis Enrique aveva fatto peggio, fermandosi a questo punto a 29 reti. Il precedente non è certo incoraggiante, l'errore sarà stato anche «magnifico» come disse Baldini, ma lo spagnolo scappò da Trigoria logorato nel fisico e nell'anima. La magnifica, quella sì, stagione di Dzeko lo scorso anno aveva portato il bosniaco ad essere in doppia cifra dopo 19 turni, con 13 reti, e, sempre dall'anno 2011-2012, solo una volta, con la coppia Osvaldo-Lamela nel periodo di Zeman, a una punta della Roma era riuscita la stessa cosa.

CERCASI EDIN - Adesso l'eccezione è tornata a confermare la regola: Dzeko è a quota 9, El Shaarawy a 4 e Perotti a 3, nessuno ha raggiunto o superato quota 10 in campionato, anche se il bosniaco ci è vicino e la Roma spera che sfondi il muro già la settimana prossima a San Siro contro l'Inter. Di Francesco ha bisogno dei suoi gol, non solo dell'apporto al gioco, che pure non manca mai, perché da quando si è fermato lui si è fermata la Roma. E non può essere un caso, anche se forse Dzeko, quando aveva parlato di «solitudine» dopo l'Atletico Madrid, aveva già capito che l'aria in questa stagione sarebbe cambiata.

SALAH E SCHICK - D'altronde, la mancanza di uno come Salah è diventato un macigno enorme su Trigoria. Nessuno se lo aspettava in proporzioni così grandi, forse anche perché in pochi si aspettavano che il neo Pallone d'oro africano andasse al Liverpool a fare 23 gol in 29 partite. Good bye Momo, però, ora la Roma è costretta a guardare avanti e oltre l'orizzonte vede (più per necessità che per scelta, perché Monchi e Di Francesco gli darebbero ancora tempo per crescere), la sagoma di Schick. Questi giorni trascorsi in famiglia magari gli serviranno per tornare lunedì ad allenarsi con una convinzione diversa: il cuore sta bene ed è la notizia migliore per lui. Fisicamente è in perfette condizioni ma l'altro cuore, quello delle emozioni, fatica invece ancora un po', perché finora di lui si ricordano solo i lunghi stop, il gol inutile al Torino in Coppa Italia e l'errore davanti a Szczesny.

RICORDI - A Milano, salvo sorprese, non partirà dal primo minuto, di fronte avrà la squadra che, dopo il no della Juve, più di tutte lo ha conteso alla Roma, e in tribuna ci sarà quel Sabatini che provò senza successo a portarlo a Trigoria. Per arrivarci è dovuto passare da Genova, dove un anno fa, di questi tempi, aveva già segnato 6 volte, tra campionato e coppa. Adesso è a quota uno, Defrel e Under a zero. Una magra consolazione, un po' come le vacanze di questa settimana.
di C. Zucchelli
Fonte: Gazzetta Dello Sport

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