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NAINGGOLAN: "A Roma sono felice, se non mi cacciano potrei firmare a vita. E ci manca Totti"

"Di Francesco è più tranquillo di Spalletti"
Venerdì 02 febbraio 2018
Radja Nainggolan è stato intervistato da "I Signori del Calcio", programma in onda su Sky Sport:

Quando ha pensato di fare il calciatore?
"Quando ero bambino non ci pensavo subito, però ho iniziato a giocare a calcio per divertirmi sin da giovane e per occupare il tempo libero, poi è diventata una cosa che amavo. Sono cresciuto con il pallone e sono sempre rimasto legato a questo, alle altre cose non ci ho mai pensato e sono contento di quello che ho fatto".

Perché il nome Radja?
"È un nome indonesiano, quando sono cresciuto ho capito il significato, significa re. Non so chi me l'abbia dato, potevo cambiare il cognome ma non l'ho fatto e l'ho tenuto. Si vede che non sono belga, porto il mio nome con orgoglio perché si nota che sono indonesiano, non ci ho vissuto in Indonesia ma è una parte di me".

Gli inizi difficili e la vita privata?
"Io sono cresciuto senza padre, quindi cerco di dare il massimo del mio tempo ai miei figli. Anche perché è un'esperienza che non raccomando a nessuno. Mia madre mi ha insegnato tanto, anche se poi sono andato via di casa abbastanza giovane, perché alla fine sono cresciuto in Italia. A 17 anni andare via di casa non è una cosa facile, ma ho cercato di crescere, sono maturato prima perché sono partito presto. Nottate con gli amici? Per me è rilassante anche questo. Se torno a casa dopo una partita poi non dormo fino alle 5 di mattina. Invece esco e torno alle 4 mi rilasso ugualmente. Non fa parte di me stare troppo concentrato solo su una cosa. Ho vissuto ogni giorno della mia vita al massimo e sono molto contento. Cerco di dare un po' della mia esperienza di vita ai miei figli. Ecco quello che cerco di fare. Sono molto contento di come ho vissuto, anche se magari altre persone dicono che non sono un bell'esempio per i giovani. Io faccio il calciatore e l'educatore lo fanno altri. Io ho i miei figli e cerco di crescerli bene, ma nella vita privata faccio le cose giuste secondo me e in partita mi sento sempre pronto".

Rapporto con tuo padre?
"L'ho perdonato e poi ci ho di nuovo litigato. Sono cose particolare, mi ha lasciato quando avevo 5 anni e l'ho ritrovato quattro anni fa. Ho provato a dargli una possibilità, ma se l'è giocata male ed è finita lì. In certi momenti della vita occorre fare delle scelte, lui ha fatto la sua e io la mia anche se ero molto piccolo. L'ho incontrato di nuovo a 24 anni e non mi ha fatto effetto, gli ho dato una nuova possibilità ma è finita lì".

Riana?
"Gioca a calcio a 5, prima era nella Res Roma ma nel mondo calcisticio femminile una carriera come per i maschi non esiste. Gioca per divertirsi, sta bene e sono felice per lei. A 11 anni giocava esterno a sinistra o punta o in mezzo al campo, nel calcio a 5 è in difesa. Per me è importantissima, la proteggo perché dopo la perdita di mamma si trovava in difficoltà. Il suo futuro in Belgio era incerto e quindi ho cercato di portarla con me e di darl e un futuro qua. Lei ha vissuto il periodo in cui mamma stava me, mentre io ero più concentrato sulla carriera. Sono contento che sia qui ora, soo felice di quello che sta facendo per realizzarsi nella propria vita, posso contare su di lei".

I tuoi maestri?
"Somma al Piacenza è stato il primo a credere in me, non ho giocato molto ma mi ha spiegato molte cose. Con Pioli ho fatto il primo campionato titolare e per me è un grande allenatore, da quella stagione sono partito a buoni livelli. Poi c'è Spalletti con cui l'anno scorso ho fatto il mio miglior campionato a livello di statistiche. Mi ha cambiato ruolo che ho occupato nel migliore dei modi e per me è stato un anno importante".

Quando hai capito che Spalletti sarebbe andato via?
"Si è iniziato a capire quando iniziava a rispondere in maniera un po' particolare alle domande sul rinnovo. I risultati erano buoni e penso che per lui fosse positivo andar via dopo un buon campionato. La storia tra lui e Totti era diventata pesante per la piazza e penso sia andato via anche per quello".

Spalletti e Di Francesco?
"Caratterialmente penso che Di Francesco sia un po' più tranquillo rispetto a Spalletti. Spalletti si innervosiva anche perché leggeva una cosa sbagliata, o non so, sentiva una cosa e la faceva più grande di quella che era. Di Francesco, invece, è uno che guarda soltanto al lavoro, che è convinto di quello che fa, di quello che vuole".

Ti manca il gol?
"Ho sempre lavorato per la squadra. Il gol fa sempre piacere perché dà visibilità ma l'importante è raggiungere gli obiettivi di squadra, per me è la cosa più importante dare una mano ai compagni".

Il tuo idolo?
"Seedorf era un giocatore completo, aveva forza, tecnica, velocità, era l'unico giocatore al quale non ho mai strusciato palla (ride, ndr). Quando mi resi conto dal vivo di quanto fosse forte, è diventato ancor più il mio idolo".

Italia fuori dal Mondiale?
"L'Italia è superiore alla Svezia ma ha perso 1-0 all'andata ed è stata dura. Hanno provato ad attaccare, ma gli svedesi si sono difesi bene, hanno fatto la partita che dovevano fare. Sapevano di essere inferiori ma non hanno preso gol e sono passati. C'è stato molto rammarico in quel momento, è strano vedere un Mondiale senza Italia, non si vede spesso. Tante persone sono rimaste deluse ma fa parte del calcio".

Mondiale?
"Io ci vorrei andare ma purtroppo le scelte non dipendono da me. Mi è andata anche male perché mi sono fatto male nel momento in cui potevo giocare, pazienza. In passato l'allenatore ha fatto delle scelte che non ho condiviso, ma fa parte del gioco. Posso soltanto dare il massimo per guadagnarmi la possibilità di andarci e me la giocherò fino alla fine. Ho un ottimo rapporto con tutti i compagni di nazionale. Wilmots nel 2014 mi aveva consigliato di andare in una grande squadra per avere maggiori possibilità di essere tra i convocati, sono venuto a Roma e ho giocato anche tante partite ma non sono andato, però quella scelta posso anche capirla. Arrivato a questo punto e avendo fatto bene negli ultimi anni speravo in più considerazione che al momento non ho. La situazione è molto delicata e difficile per me: non capisco ma posso solamente accettare. Non ha senso fare guerre, il mondiale è ancora lontano cercherò di andarci perché sarebbe grave finire la carriera senza aver giocato un Mondiale".

Il CT Martinez?
"Sinceramente non so che cosa gli abbia fatto. Io cerco di comportarmi e stare in gruppo come faccio qui. Non so se sia più una questione personale o calcistica, perché se lui dicesse che non gli piaccio come giocatore lo accetterei, ma inventare sempre altre cose mi ha dato un po' fastidio".

Il primo gol in Serie A?
"È stato subito dopo la perdita di mia madre, ero a Cagliari, un momento molto particolare e importante per me".

Il gol più bello?
"Credo sia uno dei due con l'Inter l'anno scorso. Belli e sono serviti a raggiungere un risultato positivo".

La partita più emozionante?
"Quando vinci un derby è sempre molto bello. Poi una delle più emozionanti è stata l'ultima dell'anno scorso, quella dell'addio di Totti e la qualificazione in Champions. L'addio di Totti è stato un bel momento, magari non vuoi che arrivi ma purtroppo ci deve stare. È stato emozionante per tutti, da dentro il campo è stato ancora più intenso. Un bel momento da condividere sia con lui, sia con tutti i compagni. Una giornata completata anche dalla qualificazione in Champions League".

Totti?
"Lui era un giocatore importante a livello mondiale, ovunque andasse la gente urlava sempre Totti! Totti!: penso che abbia guadagnato il rispetto sul campo per il campione che era. Quando si è ritirato, tutta la gente allo stadio era commossa ed era soltanto per quello che lui ha dimostrato in campo. Prima o poi la fine doveva arrivare, però farlo così, con così tanta gente, penso che per lui sia stato un momento brutto perché ha smesso, ma anche bello perché l'hanno seguito in tutto il mondo. È una persona molto importante per me, anche per il ruolo che ha oggi. Dentro lo spogliatoio un po' manca, anche soltanto per il personaggio, la persona, il nome, perché rappresenta Roma. All'inizio, soprattutto, era un po' particolare e difficile. Però, adesso, ha questo nuovo ruolo e viene spesso negli spogliatoi, cerca di essere presente. Penso che lui sia tranquillo, che stia bene, è comunque sorridente. È sempre una cosa buona per noi giocatori avere un ex giocatore che ci sta vicino e che ci può dare una mano".

Scudetto?
"Bisogna sempre vedere quanto dura il Napoli, quanti cambi e quante energie hanno, sono tante le componenti. La Juventus ha tanti cambi, tanti grandi giocatori. Per me il Napoli gioca un bel calcio, mi piace guardarlo, perché gioca un bel calcio. E non lo so se il Napoli potrà vincere, ma per come gioca in questo momento, il Napoli ha qualcosa di più degli altri".

Pjanic?
"Ho legato tanto con lui, ci sentiamo e ci vediamo spesso. Caratterialmente è un po' come me, ci troviamo bene. Dice che sta bene, in una squadra vincente e che ha vinto tutto negli ultimi anni. Io non avrei fatto la sua stessa scelta, sarebbe troppo semplice andare in una squadra che vince già da anni. Io voglio essere protagonista e vincere qua a Roma contro la Juventus sarebbe una doppia soddisfazione. Rifarei tutte le scelte che ho fatto in passato".

Roma?
"Qui a Roma sto benissimo, non vedo il motivo per cui dovrei andar via. Vivo bene, sono felice, ho tutto quello che devo avere, in questi casi neanche tutti i soldi ti possono far cambiare idea. Potrei firmare a vita per la Roma, anche perché ho rinunciato a tante squadre. A meno che la società un giorno decida di cacciarmi. In questo momento sono felice qui e l'importante per me è essere felice".

La permanenza nei club?
"Sono sempre stato tanto tempo nelle squadre per cui ho giocato. Ho sempre trovato dei posti buoni do vivere. Piacenza era piccola ma è stata la mia prima città all'estero, ed è sempre un'esperienza nuova. A Cagliari vivevo bene, il clima era bello, la gente mi voleva bene e la stessa cosa vale per Roma".

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