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DE ROSSI: "Ci sta di soffrire la Juve. Benatia? E' un amico ed è fortissimo. Dzeko è un campione"

"Juve? Credo che il pareggio non sarebbe stato assurdo o rubato. Non abusiamo della parole vincere, me lo ha insegnato Conte. Non si deve abusare della parola vincere, è un percorso lungo. Dzeko è un campione assoluto, anche quando non segna aiuta la squadra in maniera incredibile. Juve favorita per lo scudetto, poi Napoli e noi"
Giovedì 28 dicembre 2017
Daniele De Rossi, Capitano della Roma, è stato intervistato ed ha parlato anche della Juventus. Queste le sue parole:

Partiamo dallo Juventus Stadium: lì si continua a perdere. Sono più forti o c'è sudditanza?
"Loro sono fortissimi, se vincono da 6 anni di seguito significa che sono più forti. Basti pensare ai nomi che avevano in panchina, non che i nostri siano scarsi, ma si capisce che hanno una rosa importantissima. Noi abbiamo fatto la nostra partita, meno nel primo tempo ma molto meglio nella ripresa. Ci sta di soffrire la Juve, credo che il pareggio non sarebbe stato assurdo o rubato. Poteva portarci a vedere questo inizio di anno in maniera diversa."

Sul gol di Benatia abbiamo visto la ferocia di Benatia, con i difensori della Roma fermi. Ferocia e arrendevolezza: è una forzatura secondo te?
"Si, Benatia poi passa la palla a Schick alla fine e sembra arrendevole in quel momento, lui è un amico ed è fortissimo, l'ha dimostrato. Anche nell'occasione di Florenzi c'è stata una loro indecisione. Possiamo leggere in tanti modi queste occasioni, solo che non le abbiamo sfruttate sia perché siamo stati meno bravi sia perché c'è stata sfortuna, anche Szczesny è stato bravo su Schick. Benatia è stato cattivo, noi meno ma farne un discorso di mentalità è sempre legato al risultato finale."

Quindi la sudditanza la togliamo?
"Siamo andati anche a prenderli bene per fare la partita aggressiva. Con le squadre forti ogni tanto non riesce, con le altre è più facile che sbaglino."

La Roma è pronta per vincere?
"Vincere è un percorso lungo, è una parola di cui non si deve abusare. Me l'ha insegnato un allenatore al quale devo tanto e che stimo molto, è Conte. Si arrabbiava quando dicevamo di vincere, si vince con tante cose. Non possiamo basare le ambizioni di una squadra su una partita sola, specie quando si va a giocare con una squadra forte, che è quella che vorremmo raggiungere."

Di Francesco che contributo sta dando?
"Potrei parlare semplicemente dei punti, l'altro anno avevamo un allenatore magnifico e abbiamo fatto un campionato eccezionale, guardando la classifica potremmo aver fatto più punti al giro di boa considerando anche il maledetto recupero. Questo potrebbe mettere tutti a tacere, poi sta dando un'impronta facilmente riconoscibile: aggredire tutti, che sia la Juve o il Sassuolo, non ti rende prevedibile questo. Lui ci fa lavorare su certe pressioni, da questo punto di vista stiamo ottenendo tanto e anche sulla solidità difensiva."

La capacità di andare in gol?
"Questo è un discorso di squadra e di episodi, di supporto a giocatori che in genere la buttano sempre dentro. Conta un pizzico di stanchezza, un pizzico di sfortuna, però non vedo un grosso problema. Creiamo un po' meno, non possiamo solo attaccarci alla fortuna se ci sono dei dati sistematici, ma non vedo una situazione preoccupante. I nostri attaccanti sono forti e noi gli daremo una mano da dietro."

Le stagioni di Dzeko? Come lo giudichi?
"Lui è un campione assoluto, anche quando non segna aiuta la squadra in maniera incredibile. Poi può sbagliare il gol come tutti gli attaccanti del mondo. Il fatto che la squadra produca di meno non lo aiuta. Altri battono punizioni, rigori, lui ha bisogno di presenza in area e di manovra. Agisce in quella zona di campo, poi l'anno scorso faceva gol come la toccava, ma quelle stagioni non sempre si ripetono. Ha comunque deciso partite importanti."

Lotta scudetto?
"Sono due anni che dico che il Napoli è accreditato per vincere, mi piace come giocano. La Juve è sempre lì, dobbiamo per forza ripartire da quella partita. Un passo dietro metto noi, il campionato poi è lungo e ci sono tanti scontri diretti. Nulla è deciso ma dobbiamo stare calmi nel fare proclami dopo qualche vittoria consecutiva, dobbiamo giocarcela con tante squadre. Questo va anche a periodo, se parlavamo due settimane fa mettevamo l'Inter prima del Napoli. Abbiamo perso qualche punto ma ora ci sono partite da vincere per riavvicinarci alle squadre davanti."

La Nazionale? Ci sono stati problemi con Ventura?
"Sono state dette tante cose attorno all'ultima partita, anche sul fatto che mi sono rifiutato di entrare, non è mai successo. Ho parlato di quell'episodio, è uno scambio che succede centinaia di volte. C'è stato un momento di grosso nervosismo, la cosa era delicata e la qualificazione importante. Eravamo convinti di raggiungerla, ma c'è stato qualcosa che dagli spogliatoi non dovrebbe uscire. Alciato ha raccontato la situazione, ma sono situazioni di cui non ci piace parlare. Non è giusto far uscire queste cose, c'è stato grosso nervosismo e credo fosse comprensibile. Era un momento delicato, pensavamo di uscire ma non ci siamo riusciti. Io potevo fare meglio, se penso di non giocare il mondiale per una riunione turbolenta parto da un presupposto sbagliato. Avrei potuto fare meglio nella gara che ho giocato e questo vale per tutti quanti."

C'è un profilo giusto per rilanciare il calcio italiano?
"Sono stati fatti 3-4 nomi, ma Damiamo Tommasi ha dato un'immagine diversa a tutti, sia calciatori che dirigenti. Con lui si va sul sicuro, poi ci sono tante persone per bene. Non mi è piaciuto il gettare tutto addosso a Tavecchio, nonostante non mi sia piaciuto il suo inserimento con alcune uscite fuori luogo. Non poteva fare miracoli, ne ha fatti nella prima gestione con Conte. Lì bisogna dare meriti a tutti. Se fossimo passati la gente avrebbe continuato a tacere, bisogna essere coerenti. Poi che abbia fallito è poco ma sicuro."

Totti dirigente ti piace?
"Mi piaceva più da calciatore, non mi faceva sudare e mi faceva vincere le partite. Questo è un periodo di studio, si sta ambientando bene anche grazie al rapporto con Monchi che lo aiuta. Era la sua paura, mettersi in un posto che non fosse casa sua."

Gli auguri li fai al Var o a Lapadula?
"Ho parlato di questo strumento, non è ancora perfetto, non mi riferisco a quell'episodio chiaramente. Negli anni ci darà soddisfazione e tranquillità nell'accettare decisioni per non creare disagi dopo. Nel football americano è tutto riconosciuto ed è diventata una cosa automatica, si sanno che le scelte prese sono corrette. Ogni tanto qualche decisione è dubbia, ci vorrà tempo. Leverà quasi sicuramente tutti i dubbi in gara."
Fonte: Sky Sport

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