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La linea di De Rossi: "Non passare sarebbe una macchia"

Giovedì 09 novembre 2017
Quando gli anni incalzano, non c'è più molto tempo per smacchiarsi da una colpa calcisticamente imperdonabile. A 34 anni, Daniele De Rossi lo sa e così, in vista delle sfide decisive contro la Svezia, vuole evitare i rischi. «Non si può sbagliare. La posta è altissima. Sangue e sudore vanno bene, ma occorre anche lucidità. Ci tengo molto a fare il mio 4° Mondiale. Se non riuscissi ad arrivarci, resterebbe nel curriculum, sarebbe una macchia sulla mia carriera». Per questo Ventura si affida molto all'esperienza. «Ho fiducia in lui. I ricambi generazionali ci sono e ci dovranno essere, ma noi più anziani non siamo stati abbandonati per poi essere rispolverati. Abbiamo avuto sempre un ruolo da protagonisti. Questa Italia come risultati non ha fatto male. Il nostro problema è che nel girone avevamo la Spagna».

Una breve digressione la dedica a Mazzola che, segnando, può raggiungere all'11° posto nella storia dei marcatori azzurri con 22 gol. «C'è stato un momento in cui pensavo di non segnare più perché avevo cambiato modo di giocare. Prima però avevo cominciato da mezzala e realizzavo 7-8 reti a stagione, quindi non era assurdo pensare che potessi segnare tanto. L'evoluzione del mio gioco, mi ha penalizzato sul ruolo, ma mi ha dato qualcosa di più sulle palle inattive, dai rigori ai gol di testa». Magari qualche acuto di De Rossi servirà contro la Svezia. «Siamo una squadra forte, forse migliore della Svezia, ma abbiamo quel pizzico di paura che esiste nel calcio moderno. E' necessario che non tremino le gambe. A me a 22 anni non tremarono nella Coppa del Mondo, mi auguro che non succeda ai più giovani. Adesso conta passare il turno, non in che maniera. Il fatto che non ci sia Ibrahimovic, poi, è sempre un vantaggio. Anche a 40 anni e con una gamba rotta, io non lo vorrei mai contro. Ma la Svezia non è una squadra materasso. Se il Mondiale è importante per me che ne ho fatti tre, immagino per chi ha avuto meno opportunità». Morale: meglio non distrarsi.
di M. Cecchini
Fonte: Gazzetta dello Sport

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