facebook twitter Feed RSS
Venerdì - 27 aprile 2018
Mappa Cerca Versión italiana Inglés versión
RomaForever.it
Home News Forum La Squadra Campionato Champions League Europa League Coppa Italia
Shop Amichevoli Calciomercato Le Formazioni Palmarés Supercoppa italiana Contattaci Lavoro
 

Schick: "Kolarov mi ha detto di non subire la pressione del mio cartellino. Futuro? Spero di..."

"Futuro? Spero di migliorare ma è difficile andare più in alto di così. Forse Real, Barcellona o United"
Lunedì 06 novembre 2017
Il giornalista Tomas Polacek del magazine ceco Reportér ha condotto una lunga conversazione con Patrik Schick, pubblicata qualche giorno fa e realizzata dopo la partita tra Roma e Udinese, in cui il ceco è rimasto in tribuna a causa dei suoi problemi fisici.

Il numero 14 giallorosso inizia parlando della sua infanzia, quando giocava a Vestec, e del rapporto col padre: «Mi facevo notare, segnavo molto, ma quando non ci riuscivo piangevo talmente tanto che i miei allenatori mi dovevano sostituire. Papà si preoccupava per me, assisteva sempre alle partite e quando facevo qualcosa di sbagliato si copriva gli occhi con le mani e scuoteva la testa: mi rendeva nervoso. A 12 anni ero un giocatore dello Sparta Praga e partecipai a un torneo. Per qualche motivo, papà scosse ancora la testa, e quando mi urlò qualcosa non ressi più, mi girai verso di lui e gli feci il dito medio. Penso che qualcosa successe in quel momento. Sono cambiato molto. Fino ad allora, me la prendevo parecchio, ma improvvisamente pensai: "Chi sta giocando a calcio qui? Io o lui? Io!". Papà smise, ma ci furono altre persone che davano consigli non richiesti e parlavano. Non ho mai più mostrato il medio, di solito ondeggio la mano, ma significa la stessa cosa».

Il discorso, poi, si sposta sui vizi di gioventù e Schick comincia svelando il suo mancato amore per i dolci: «Non dico che non mangi nulla, ma non mi piacciono le torte. Hobby? Non molti, ma uno sì». Il giornalista racconta come Schick tiri fuori il suo smartphone dal quale mostra la foto del suo alter-ego di FIFA con la maglia della Roma: "Adoro giocare ai videogiochi, specialmente a FIFA. Creo la mia squadra e per giocatori migliori spendo anche abbastanza soldi. Per il mio amico Hank è fastidioso, perché quando mi alleno il pomeriggio posso giocare a FIFA tutta la notte...».

Ma già da piccolo, Schick era appassionato ovviamente al calcio reale: «Ricordo quando in seconda mi comprarono gli scarpini, e quando mi chiesero il giorno dopo come fosse andata a scuola, risposi "è andata", ma in realtà per tutto il tempo ero eccitato di tornare a casa e indossarli».

Il regalo di compleanno che più desiderava era la maglia di David Beckham: "Ho una dozzina di sue maglie. Avevo anche i poster sopra al letto; ma all'età di otto anni guardavo gli Europei in Portogallo, vidi Cristiano Ronaldo e diventò il mio idolo numero due, mi piacevano i suoi scarpini dorati. Poi ho iniziato a vedere video di calcio su internet e spesso finivo su quelli di Ibrahimovic: loro sono la mia Trinità».

Da bambino, gli allenatori gli dicevano che non doveva fare più di quello che già facesse: «Lo so, ma loro non sapevano cosa facessi a casa. Per esempio, ho corso per 7 anni". Nei test di Cooper non finiva tra i primi: «Decidevo che sarei stato il migliore la volta dopo. Non andavo agli allenamenti due ore prima o tornavo a casa due ore dopo, non andavo in palestra regolarmente, penso che non sia necessario. Non devo fare le gare, devo segnare».

Da piccolo Schick era tifoso dello Sparta Praga e ne è stato anche raccattapalle: «In una partita contro il Manchester United, Wayne Rooney, 17 anni, corse verso di me, che ne avevo 8. Questo è quello che voglio, non dover mai avere un lavoro normale. Vivere come lui».

Lavorare no, allenarsi sì: «Avevamo solo due o tre allenamenti a settimana, e mi dispiaceva perché li volevo quotidiani. Aspettavo impaziente la fine dell'allenamento per giocare la partitella, ricordo che una volta mi arrabbiai perché non la giocammo. All'allenamento successivo lo feci notare, sono un tipo che ha bisogno di giocare col pallone».

Poi, il passaggio dal Vestec allo Sparta Praga: «Non ero nervoso, mi calmai immediatamente. L'emozione più forte fu questa: "Finalmente mi posso allenare tutti i giorni". Ero ricco ed eccitato e intorno al diciottesimo compleanno andò anche meglio, perché iniziai ad allenarmi con gli adulti e lo Sparta mi offrì un nuovo contratto da 30.000 corone al mese: realizzai che ero diventato un professionista. Un vero giocatore dello Sparta che poteva comprarsi un nuovo iPhone al mese, una bomba!»

Allo Sparta, però, i primi problemi: "Cinque anni fa giocammo a Jablonec e vincemmo 3-0. Segnai due gol, uno molto bello all'incrocio dei pali, per cui c'era soddisfazione. Due ore dopo arrivammo al nostro centro di allenamento a Strahov e fui chiamato in ufficio dal direttore sportivo Jaroslav Hřebík e dal tecnico Martin Hašek. Ero sicuro che mi avrebbero fatto i complimenti, ma quando entrai mi resi conto che qualcosa non andava. Avevano già preparato un video con le mie azioni. Iniziarono a dirmi che non avevo lottato, che non tornavo in difesa, che non avevo lavorato per la squadra. Mi preoccupai, ma arrivai alla conclusione che non era niente di grave. Volevano che corressi e lottassi di più sul campo, ma credo che un calciatore debba migliorare principalmente negli aspetti in cui è già sopra la media. Sono sempre stato sopra la media nel far gol; posso creare opportunità per gli altri o farli io. Dissi che se non gli piacevo, avrei giocato da qualche altra parte, ma che non avrei cambiato il mio modo di giocare. Probabilmente non correrò mai ad aggredire gli avversari come un pazzo, sono un tipo che vuole giocare nel modo più intelligente possibile e più possibile col pallone, questa è la mia filosofia. Se provassi a fare in modo diverso, sarei a disagio».

Nel 2014 le prime vittorie: «A Teplice nel 2014 perdevamo 2-0, entrai negli ultimi 10 minuti, ma dentro di me ero contento e trattenevo le risate. Mi dissi di non ridere perché lo Sparta stava perdendo e la telecamera mi avrebbe inquadrato. Ma lo Sparta festeggiò il titolo e feci anche il double con la coppa, a 18 anni».

L'anno dopo, il prestito al Bohemians: "Nell'estate del 2015 sapevo già che dovevo cambiare aria. L'idea di andare tutti i giorni a Vlašim, in terza serie, però mi faceva star male. Sono grato al Bohemians, ma gli inizi non furono buoni. Per esempio, sembrava che i miei compagni mi trattassero come un riccone venuto da fuori. Alla fine, mi aprii con loro e questo mi aiutò».

Sulla fine del rapporto con lo Sparta: "Sapevo che c'erano squadre interessate a me in Europa, ma ero ancora un giocatore dello Sparta e mi proposero un nuovo contratto. Sarò onesto, mi offrirono 60.000 corone al mese. Non ci credevo, mi dissi che non era possibile. Capisco che per molte persone sono tanti soldi, ma un calciatore ha una carriera breve e altri mi offrivano 400.000 corone al mese». Schick, racconta il giornalista, disse che non avrebbe firmato neanche per sogno e l'agente Paska tirò il contratto nel cestino. Le offerte estere provenivano dalla Germania e dalla Sampdoria: «Non era il momento di accettare lo Sparta. La questione era se avrei preferito giocarmi il posto con Lafata, che avrebbe segnato 40-50 gol, per 60.000 corone al mese, oppure andare in Italia per un milione al mese, con più o meno le stesse possibilità di giocare. Non è una questione di soldi, paragonai le due offerte: pensai ci fosse stato un equivoco ed ero arrabbiato. E mi dispiace». Lo Sparta, però, non voleva lasciarlo andare: «"Calma", dissi. "Se mi lasciate andare ci guadagnerete, altrimenti andrò via gratis tra un anno, alla scadenza del contratto. Scegliete pure"».

Sull'arrivo alla Sampdoria: «Giampaolo mi chiese come mi chiamassi e mi resi conto che non sapeva chi fossi. A volte mi sono chiesto se sarei dovuto rimanere allo Sparta. Dopo le partite in cui non giocavo, stavo a casa arrabbiato, a malapena salutavo Hanca e mi chiudevo in camera, da dove chiamavo il mio agente Taborsky perché non sapevo cosa fare. Lui e Hanca (la compagna, ndr) mi dicevano di non fare nulla e di essere paziente, così ci provai e ci fu una svolta. Ero a Torino dove giocammo contro la Juventus, alla fine di ottobre». Giampaolo pensò - scrive il giornalista - che c'erano poche possibilità di vincere e fece riposare i titolari, facendo giocare le riserve: «Probabilmente voleva farci fuori, dandoci una chance per poi avere motivi per non farsi rompere le scatole dopo la sconfitta. Ma andò abbastanza bene e dopo un quarto d'ora segnai, fu una fortissima emozione. Per un po' non credevo che fosse vero, nonostante non ci fosse nulla di controverso. Provai entusiasmo per diverse settimane».

I giornali scrissero che Schick aveva dato un contributo alla squadra, ma Giampaolo non era d'accordo: «Due giorni dopo in allenamento sbagliai un paio di volte e lui cominciò a urlarmi contro in modo isterico». Nella gara successiva non fu schierato: «C'erano anche i miei genitori a vedermi. Quando tornai a casa mi chiusi in camera e diedi calci alle sedie per un'ora. Chiami di nuovo il mio agente e mi disse che la mia chance sarebbe arrivata. Nella partita successiva l'allenatore mi fece scaldare all'intervallo, ma al 18' mi disse di sedermi perché sarebbe entrato qualcun altro. Ma poi lui fu allontanato per proteste e il suo secondo mi chiamò: nella mia testa avevo già smesso di giocare, ma entrai e segnai al 90'».

«All'inizio della stagione, nessuno mi riconosceva a Genova, potevo passeggiare e andare nei negozi, ma dopo pochi mesi ho completamente perso la mia privacy. Diverse volte sono rimasto barricato a casa con Hancha, perché lei voleva uscire e io dovevo dirle no perché non ero dell'umore per fare sorrisi forzati alla gente».

«Alla fine della stagione potevo scegliere, le offerte che mi piacevano di più arrivavano da Torino, Milano e Roma. Scelsi la Juventus, ero stato chiamato da Nedved e tutto sembrava affascinante. Non vedevo l'ora. A giugno mi sentivo un giocatore della Juventus, ma in realtà non lo ero».

Sulle visite mediche a Torino: «Sapevo che non era niente di serio, era un'infiammazione cardiaca che era passata, stavo bene, sapevo di avere abbastanza tempo per riposare e che tutto sarebbe stato normale, ma la Juventus rinviò il mio trasferimento. Quando tornai dalle vacanze, il mio agente Paska mi disse che sarei dovuto tornare a Torino per altri test. Risposi che non sarei andato da nessuna parte. Alla Juventus non importava più di me, ero un po' arrabbiato. A metà luglio, la clausola di risoluzione da 25 milioni non fu più valida, dunque il presidente della Sampdoria mi disse che avrebbe voluto spuntare il prezzo più alto possibile e lo fece, cedendomi per 40 milioni di euro alla Roma. Quando ho firmato, ho provato grande sollievo perché potevo concentrarmi solamente sul calcio. Sono sicuramente più tranquillo di un anno fa a Genova, perché arrivai come un signor nessuno, ma qui tutti mi conoscono, sanno che sono un giovane che qualcosa ha fatto. Kolarov mi ha rassicurato e mi ha detto di non subire il peso del costo del mio cartellino, di star calmo e che tutto sarebbe andato bene e che sono stati loro a voler spendere quei soldi e l'hanno fatto».

Sull'arrivo alla Roma: «Quando ho visto il centro di allenamento mi sono reso conto che qui posso ottenere il meglio, non so se cose del genere esistano da altre parti. Non mi devo preoccupare di nulla, qui ci sono campi perfetti, i migliori sistemi di recupero, la palestra, i nutrizionisti ci misurano continuamente e ci dicono cosa mangiare, ci sono dozzine di impiegati solo per noi».

Sul futuro: «Spero di potermi trasferire tra qualche anno in un club ancora migliore, dove sarò pagato ancora meglio, è una motivazione che mi ha sempre aiutato molto. Dove? Non credo di poter andare molto più in alto di così. Ma forse restano un paio di club... diciamo Real Madrid, Barcellona o Manchester United».

News

 
 <<    <      1   2   3   4   5   6       >   >> 
 
 Mar. 24 apr 2018 
Liverpool-Roma: dalla Capitale 2.500 "gladiatori" nel mitico stadio di Anfield Road
La polizia inglese ha studiato un ferreo piano di sicurezza per evitare scontri con la tifoseria dei Reds
Salah-Dzeko, ne resterà solo uno. Uniti dalla Roma, divisi dalla Champions. Notte da leoni a Anfield
Il Liverpool è avvisato: la cenerentola con l'abito giallorosso non doveva essere...
Il pentimento di Pallotta: "Se va come deve andare niente tuffi"
Questo aprile James Pallotta non lo dimenticherà di certo. Il presidente si appresta...
Febbre da Liverpool-Roma. "Una notte attesa da 34 anni"
E oggi? Stessa tv, stesse postazioni. E guai a sgarrare, per Liverpool-Roma. «Partita...
Klopp coccola Salah: "Ci aiuterà a dimostrare quanto siamo belli"
Siamo quasi al "mafia, pizza e mandolino". «Io in Italia? Sto bene a Liverpool e...
Eusebio: "Vado in panchina col giubbotto antiproiettili"
La prima sfida è ai fornelli, tipo Master chef Champions. «Klopp sa dire solo spaghetti,...
Accordo con Qatar Airways: sponsor da 10 milioni l'anno
Habemus (finalmente) sponsor. Main, di prestigio e anche di sostanza. Solo la Juve...
 Lun. 23 apr 2018 
SALAH: "Sono stato benissimo con la Roma, ma lotterò al 100% per batterla"
Il sito del Liverpool riporta delle dichiarazioni di Mohamed Salah: "Ho giocato...
LA ROMA omaggia le vittime di Hillsborough (VIDEO)
Un bel gesto da parte della Roma alla vigilia del match con il Liverpool. Dopo il...
DI FRANCESCO: "Dovremo essere ancora più squadra. Attenzione alle verticalizzazioni del Liverpool"
LIVERPOOL-ROMA LA CONFERENZA STAMPA DI EUSEBIO DI FRANCESCO: "Già immaginiamo l'atmosfera di domani. Dovremo essere ancora più squadra"
KOLAROV: "Dobbiamo giocare insieme, come contro il Barca. Salah? Dobbiamo stare attenti a tutti"
LIVERPOOL-ROMA LA CONFERENZA STAMPA DI ALEKSANDAR KOLAROV: "Abbiamo dimostrato di essere al livello di una semifinale di Champions"
Nainggolan: "Il giorno dopo l'impresa col Barca ancora non ci credevo, si può sognare la finale"
Finalmente si può cominciare a parlare del Liverpool. Con uno che non ha ancora...
Liverpool-Roma: Diretta tv in chiaro e Live-Streaming
Liverpool-Roma in Diretta tv e Live-Streaming: l'andata delle semifinali di Champions...
Qatar Airways nuovo main sponsor: 40 milioni più bonus in 3 anni
Il club giallorosso ha siglato l'accordo con la compagnia aerea, il cui logo sarà sulle maglie già dalla sfida di Anfield. Pallotta svela: "Risultato di oltre otto mesi di contatti"
HENDERSON: "Vogliamo scrivere la nostra pagina di storia del Liverpool. Salah è tra i migliori..."
LIVERPOOL-ROMA LA CONFERENZA STAMPA DI JORDAN HENDERSON: "Salah è tra i migliori giocatori al mondo. Momento storico per noi. De Rossi è un leader"
L'AS ROMA indosserà la maglia con il nuovo logo di Qatar Airways per la prima volta ad Anfield
L'AS Roma indosserà la maglia con il nuovo logo di Qatar Airways per la prima volta...
KLOPP: "Salah è diventato quel che è grazie alla Roma. Ammiro Di Francesco"
LIVERPOOL-ROMA LA CONFERENZA STAMPA DI JURGEN KLOPP: "Domani gara importante, siamo un po’ la faccia della città di Liverpool"
Liverpool-Roma i Convocati
Dopo la seduta di allenamento sostenuta dalla squadra giallorossa questa mattina,...
L'AS Roma annuncia Qatar Airways come Main Global Partner e nuovo sponsor di maglia
AS Roma e Qatar Airways sono liete di annunciare una partnership pluriennale, che...
Monchi: "Sono fortunato ad avere Totti vicino, siamo in sintonia"
Ha parlato il direttore sportivo della Roma. Dai chili presi e poi persi nei suoi...
TRIGORIA, febbre da Liverpool. Circa 200 tifosi presenti per incitare la squadra
Comincia a farsi sentire la carica per Liverpool-Roma, in programma domani sera....
Pallotta: "Noi siamo una buona squadra davvero, e lo abbiamo dimostrato contro il Barcellona"
James Pallotta, Presidente della Roma, ha parlato ai microfoni di Sky Sport in vista...
DE SANCTIS: "La Roma si sta preparando al meglio per Liverpool"
Morgan De Sanctis, team manager della Roma, in occasione di un evento al Coni, ha...
TOTTI: "Il Liverpool è un modello da seguire"
Francesco Totti, dirigente della Roma, è stato intervistato dal sito ufficiale del...
Salah: "Ho parlato con Totti: per me sarà una partita difficile, amo il club e la città"
Si è aggiudicato il premio di miglior giocatore dell'anno della Premier League a...
Kolarov ok. Il rientro a Trigoria mercoledì
Kolarov si è allenato: non che ci fossero dubbi, l'assenza del serbo a Ferrara era...
Tornano i "titolarissimi" e il modulo a 3 dietro
Ad Anfield ci sarà quasi tutta la squadra che ha fatto fuori il Barça. Unico dubbio il partner di Nainggolan alle spalle di Dzeko, con Under favorito
The Fab Three, a Liverpool l'enciclopedia del gol
Salah, Firmino e Mané hanno segnato in tre 56 reti in Premier e 84 in stagione. Klopp: “Non avrei mai pensato così tanto”
Roma al centro del mondo
I giorni della storia. Dentro Liverpool-Roma di domani c'è tutto: il sogno, la rivincita,...
 
 <<    <      1   2   3   4   5   6       >   >>