facebook twitter Feed RSS
Domenica - 19 novembre 2017
Mappa Cerca Versión italiana Inglés versión
RomaForever.it
Home News Forum La Squadra Campionato Champions League Europa League Coppa Italia
Shop Amichevoli Calciomercato Le Formazioni Palmarés Supercoppa italiana Contattaci Lavoro
 

Schick: "Kolarov mi ha detto di non subire la pressione del mio cartellino. Futuro? Spero di..."

"Futuro? Spero di migliorare ma è difficile andare più in alto di così. Forse Real, Barcellona o United"
Lunedì 06 novembre 2017
Il giornalista Tomas Polacek del magazine ceco Reportér ha condotto una lunga conversazione con Patrik Schick, pubblicata qualche giorno fa e realizzata dopo la partita tra Roma e Udinese, in cui il ceco è rimasto in tribuna a causa dei suoi problemi fisici.

Il numero 14 giallorosso inizia parlando della sua infanzia, quando giocava a Vestec, e del rapporto col padre: «Mi facevo notare, segnavo molto, ma quando non ci riuscivo piangevo talmente tanto che i miei allenatori mi dovevano sostituire. Papà si preoccupava per me, assisteva sempre alle partite e quando facevo qualcosa di sbagliato si copriva gli occhi con le mani e scuoteva la testa: mi rendeva nervoso. A 12 anni ero un giocatore dello Sparta Praga e partecipai a un torneo. Per qualche motivo, papà scosse ancora la testa, e quando mi urlò qualcosa non ressi più, mi girai verso di lui e gli feci il dito medio. Penso che qualcosa successe in quel momento. Sono cambiato molto. Fino ad allora, me la prendevo parecchio, ma improvvisamente pensai: "Chi sta giocando a calcio qui? Io o lui? Io!". Papà smise, ma ci furono altre persone che davano consigli non richiesti e parlavano. Non ho mai più mostrato il medio, di solito ondeggio la mano, ma significa la stessa cosa».

Il discorso, poi, si sposta sui vizi di gioventù e Schick comincia svelando il suo mancato amore per i dolci: «Non dico che non mangi nulla, ma non mi piacciono le torte. Hobby? Non molti, ma uno sì». Il giornalista racconta come Schick tiri fuori il suo smartphone dal quale mostra la foto del suo alter-ego di FIFA con la maglia della Roma: "Adoro giocare ai videogiochi, specialmente a FIFA. Creo la mia squadra e per giocatori migliori spendo anche abbastanza soldi. Per il mio amico Hank è fastidioso, perché quando mi alleno il pomeriggio posso giocare a FIFA tutta la notte...».

Ma già da piccolo, Schick era appassionato ovviamente al calcio reale: «Ricordo quando in seconda mi comprarono gli scarpini, e quando mi chiesero il giorno dopo come fosse andata a scuola, risposi "è andata", ma in realtà per tutto il tempo ero eccitato di tornare a casa e indossarli».

Il regalo di compleanno che più desiderava era la maglia di David Beckham: "Ho una dozzina di sue maglie. Avevo anche i poster sopra al letto; ma all'età di otto anni guardavo gli Europei in Portogallo, vidi Cristiano Ronaldo e diventò il mio idolo numero due, mi piacevano i suoi scarpini dorati. Poi ho iniziato a vedere video di calcio su internet e spesso finivo su quelli di Ibrahimovic: loro sono la mia Trinità».

Da bambino, gli allenatori gli dicevano che non doveva fare più di quello che già facesse: «Lo so, ma loro non sapevano cosa facessi a casa. Per esempio, ho corso per 7 anni". Nei test di Cooper non finiva tra i primi: «Decidevo che sarei stato il migliore la volta dopo. Non andavo agli allenamenti due ore prima o tornavo a casa due ore dopo, non andavo in palestra regolarmente, penso che non sia necessario. Non devo fare le gare, devo segnare».

Da piccolo Schick era tifoso dello Sparta Praga e ne è stato anche raccattapalle: «In una partita contro il Manchester United, Wayne Rooney, 17 anni, corse verso di me, che ne avevo 8. Questo è quello che voglio, non dover mai avere un lavoro normale. Vivere come lui».

Lavorare no, allenarsi sì: «Avevamo solo due o tre allenamenti a settimana, e mi dispiaceva perché li volevo quotidiani. Aspettavo impaziente la fine dell'allenamento per giocare la partitella, ricordo che una volta mi arrabbiai perché non la giocammo. All'allenamento successivo lo feci notare, sono un tipo che ha bisogno di giocare col pallone».

Poi, il passaggio dal Vestec allo Sparta Praga: «Non ero nervoso, mi calmai immediatamente. L'emozione più forte fu questa: "Finalmente mi posso allenare tutti i giorni". Ero ricco ed eccitato e intorno al diciottesimo compleanno andò anche meglio, perché iniziai ad allenarmi con gli adulti e lo Sparta mi offrì un nuovo contratto da 30.000 corone al mese: realizzai che ero diventato un professionista. Un vero giocatore dello Sparta che poteva comprarsi un nuovo iPhone al mese, una bomba!»

Allo Sparta, però, i primi problemi: "Cinque anni fa giocammo a Jablonec e vincemmo 3-0. Segnai due gol, uno molto bello all'incrocio dei pali, per cui c'era soddisfazione. Due ore dopo arrivammo al nostro centro di allenamento a Strahov e fui chiamato in ufficio dal direttore sportivo Jaroslav Hřebík e dal tecnico Martin Hašek. Ero sicuro che mi avrebbero fatto i complimenti, ma quando entrai mi resi conto che qualcosa non andava. Avevano già preparato un video con le mie azioni. Iniziarono a dirmi che non avevo lottato, che non tornavo in difesa, che non avevo lavorato per la squadra. Mi preoccupai, ma arrivai alla conclusione che non era niente di grave. Volevano che corressi e lottassi di più sul campo, ma credo che un calciatore debba migliorare principalmente negli aspetti in cui è già sopra la media. Sono sempre stato sopra la media nel far gol; posso creare opportunità per gli altri o farli io. Dissi che se non gli piacevo, avrei giocato da qualche altra parte, ma che non avrei cambiato il mio modo di giocare. Probabilmente non correrò mai ad aggredire gli avversari come un pazzo, sono un tipo che vuole giocare nel modo più intelligente possibile e più possibile col pallone, questa è la mia filosofia. Se provassi a fare in modo diverso, sarei a disagio».

Nel 2014 le prime vittorie: «A Teplice nel 2014 perdevamo 2-0, entrai negli ultimi 10 minuti, ma dentro di me ero contento e trattenevo le risate. Mi dissi di non ridere perché lo Sparta stava perdendo e la telecamera mi avrebbe inquadrato. Ma lo Sparta festeggiò il titolo e feci anche il double con la coppa, a 18 anni».

L'anno dopo, il prestito al Bohemians: "Nell'estate del 2015 sapevo già che dovevo cambiare aria. L'idea di andare tutti i giorni a Vlašim, in terza serie, però mi faceva star male. Sono grato al Bohemians, ma gli inizi non furono buoni. Per esempio, sembrava che i miei compagni mi trattassero come un riccone venuto da fuori. Alla fine, mi aprii con loro e questo mi aiutò».

Sulla fine del rapporto con lo Sparta: "Sapevo che c'erano squadre interessate a me in Europa, ma ero ancora un giocatore dello Sparta e mi proposero un nuovo contratto. Sarò onesto, mi offrirono 60.000 corone al mese. Non ci credevo, mi dissi che non era possibile. Capisco che per molte persone sono tanti soldi, ma un calciatore ha una carriera breve e altri mi offrivano 400.000 corone al mese». Schick, racconta il giornalista, disse che non avrebbe firmato neanche per sogno e l'agente Paska tirò il contratto nel cestino. Le offerte estere provenivano dalla Germania e dalla Sampdoria: «Non era il momento di accettare lo Sparta. La questione era se avrei preferito giocarmi il posto con Lafata, che avrebbe segnato 40-50 gol, per 60.000 corone al mese, oppure andare in Italia per un milione al mese, con più o meno le stesse possibilità di giocare. Non è una questione di soldi, paragonai le due offerte: pensai ci fosse stato un equivoco ed ero arrabbiato. E mi dispiace». Lo Sparta, però, non voleva lasciarlo andare: «"Calma", dissi. "Se mi lasciate andare ci guadagnerete, altrimenti andrò via gratis tra un anno, alla scadenza del contratto. Scegliete pure"».

Sull'arrivo alla Sampdoria: «Giampaolo mi chiese come mi chiamassi e mi resi conto che non sapeva chi fossi. A volte mi sono chiesto se sarei dovuto rimanere allo Sparta. Dopo le partite in cui non giocavo, stavo a casa arrabbiato, a malapena salutavo Hanca e mi chiudevo in camera, da dove chiamavo il mio agente Taborsky perché non sapevo cosa fare. Lui e Hanca (la compagna, ndr) mi dicevano di non fare nulla e di essere paziente, così ci provai e ci fu una svolta. Ero a Torino dove giocammo contro la Juventus, alla fine di ottobre». Giampaolo pensò - scrive il giornalista - che c'erano poche possibilità di vincere e fece riposare i titolari, facendo giocare le riserve: «Probabilmente voleva farci fuori, dandoci una chance per poi avere motivi per non farsi rompere le scatole dopo la sconfitta. Ma andò abbastanza bene e dopo un quarto d'ora segnai, fu una fortissima emozione. Per un po' non credevo che fosse vero, nonostante non ci fosse nulla di controverso. Provai entusiasmo per diverse settimane».

I giornali scrissero che Schick aveva dato un contributo alla squadra, ma Giampaolo non era d'accordo: «Due giorni dopo in allenamento sbagliai un paio di volte e lui cominciò a urlarmi contro in modo isterico». Nella gara successiva non fu schierato: «C'erano anche i miei genitori a vedermi. Quando tornai a casa mi chiusi in camera e diedi calci alle sedie per un'ora. Chiami di nuovo il mio agente e mi disse che la mia chance sarebbe arrivata. Nella partita successiva l'allenatore mi fece scaldare all'intervallo, ma al 18' mi disse di sedermi perché sarebbe entrato qualcun altro. Ma poi lui fu allontanato per proteste e il suo secondo mi chiamò: nella mia testa avevo già smesso di giocare, ma entrai e segnai al 90'».

«All'inizio della stagione, nessuno mi riconosceva a Genova, potevo passeggiare e andare nei negozi, ma dopo pochi mesi ho completamente perso la mia privacy. Diverse volte sono rimasto barricato a casa con Hancha, perché lei voleva uscire e io dovevo dirle no perché non ero dell'umore per fare sorrisi forzati alla gente».

«Alla fine della stagione potevo scegliere, le offerte che mi piacevano di più arrivavano da Torino, Milano e Roma. Scelsi la Juventus, ero stato chiamato da Nedved e tutto sembrava affascinante. Non vedevo l'ora. A giugno mi sentivo un giocatore della Juventus, ma in realtà non lo ero».

Sulle visite mediche a Torino: «Sapevo che non era niente di serio, era un'infiammazione cardiaca che era passata, stavo bene, sapevo di avere abbastanza tempo per riposare e che tutto sarebbe stato normale, ma la Juventus rinviò il mio trasferimento. Quando tornai dalle vacanze, il mio agente Paska mi disse che sarei dovuto tornare a Torino per altri test. Risposi che non sarei andato da nessuna parte. Alla Juventus non importava più di me, ero un po' arrabbiato. A metà luglio, la clausola di risoluzione da 25 milioni non fu più valida, dunque il presidente della Sampdoria mi disse che avrebbe voluto spuntare il prezzo più alto possibile e lo fece, cedendomi per 40 milioni di euro alla Roma. Quando ho firmato, ho provato grande sollievo perché potevo concentrarmi solamente sul calcio. Sono sicuramente più tranquillo di un anno fa a Genova, perché arrivai come un signor nessuno, ma qui tutti mi conoscono, sanno che sono un giovane che qualcosa ha fatto. Kolarov mi ha rassicurato e mi ha detto di non subire il peso del costo del mio cartellino, di star calmo e che tutto sarebbe andato bene e che sono stati loro a voler spendere quei soldi e l'hanno fatto».

Sull'arrivo alla Roma: «Quando ho visto il centro di allenamento mi sono reso conto che qui posso ottenere il meglio, non so se cose del genere esistano da altre parti. Non mi devo preoccupare di nulla, qui ci sono campi perfetti, i migliori sistemi di recupero, la palestra, i nutrizionisti ci misurano continuamente e ci dicono cosa mangiare, ci sono dozzine di impiegati solo per noi».

Sul futuro: «Spero di potermi trasferire tra qualche anno in un club ancora migliore, dove sarò pagato ancora meglio, è una motivazione che mi ha sempre aiutato molto. Dove? Non credo di poter andare molto più in alto di così. Ma forse restano un paio di club... diciamo Real Madrid, Barcellona o Manchester United».

News

 
 <<    <      1   2   3   4   5   6       >   >> 
 
 Gio. 16 nov 2017 
Prima eroe Lazio. Ora star alla Roma: Kolarov, l'uomo dei due derby
In questi ultimi giorni, nel tragitto che dal Torrino lo porta tutti i giorni a...
Il derby è anche politico
È il settimo anno che si sfidano ma la crisi è iniziata molto prima. Anzi, c'è sempre...
Strootman e Nainggolan pronti
Lo scorso anno hanno deciso il derby d'andata, ora puntano ad essere di nuovo protagonisti:...
Roma, roulette russa
Vivono due anime a Trigoria, nel rush finale che porterà al derby di sabato. Da...
Così Di Francesco ha reso la Roma un bunker collettivo
Presentato come uno zemaniano di ferro, Eusebio Di Francesco ha reso la Roma un...
De Rossi e Parolo in relax prima di buttarsi nel derby
La valanga che ti viene sopra e tu che non sai cosa fare, quando fare, come fare....
Strootman: "È un derby tosto e senza favoriti"
Contro la Lazio è stato protagonista in positivo e in negativo. Dal gol che ha permesso...
Nuovo ct: sale Ancelotti, vincente e amico di tutti
Ora il toto nome è ufficialmente aperto. Con un (grande) favorito, e alternative...
 Mer. 15 nov 2017 
Malagò: "Sarebbe clamoroso se progetto Stadio della Roma non andasse in porto. Tavecchio..."
Il presidente del Coni ha parlato dell’impianto voluto da Pallotta, attualmente in discussione in Conferenza dei servizi
Bonolis: "Inter? Farà a schiaffoni con Lazio e Roma per il terzo posto"
Paolo Bonolis, showman televisivo e tifoso dell'Inter, parla della squadra di Luciano...
Italia-Svezia, De Rossi sul pullman avversario: "Scusateci per i fischi durante l'inno"
L'Expressen racconta il bellissimo gesto del centrocampista dopo la partita di San Siro. Il difensore Jansson: «Uno dei momenti più belli della mia carriera, che gentiluomo»
Passaggio completato, il Parma è cinese
Firme dal notaio con Lizhang che conferma Crespo vicepresidente
Tavecchio: "Per la nazionale al vaglio nomi importanti"
Lunedì Consiglio federale
Figc: Ventura non è più ct dell'Italia
Tavecchio non lascia, farà proposte da sottoporre al Consiglio
Roma, Nainggolan migliora e spera nel derby. Strootman: "Nessuna favorita"
Domani provino fisico per il centrocampista belga. L'olandese spera di giocare titolare: "Momento buono per noi e per la Lazio". In 53 mila sabato all'Olimpico
Biglietti ultrà, il processo Agnelli rinviato al 4 dicembre
Il processo ad Andrea Agnelli innanzi alla Corte d'Appello della FIgc per i rapporti...
Fallimento Italia, Tommasi abbandona il vertice in Figc: "Tavecchio non si dimette"
Il presidente incontra tutte le componenti con una proposta anticrisi: niente dimissioni, ma un progetto di rinascita da condividere.
STROOTMAN: "Il derby è una gara speciale. Quest'anno non c'è una squadra favorita"
Kevin Strootman, centrocampista della Roma, dopo la gara vinta dall'Olanda per 3-0...
TRIGORIA 15/11 - Recuperato Peres, a parte Nainggolan, differenziato per Schick
ALLENAMENTO ROMA - Riscaldamento atletico e lavoro tattico.
Calciomercato Sadiq, a fine mese summit tra Torino e Roma per il futuro del nigeriano
Il futuro di Umar Sadiq è di nuovo in bilico. L'attaccante nigeriano in prestito...
LAZIO, seduta tattica in vista del derby. Scarico per Immobile e Parolo
La Lazio prosegue la preparazione in vista del derby con la Roma. Questa mattina...
Ventura alle Iene: "Il mio score è uno dei migliori degli ultimi 40 anni"
Il ct azzurro: «Ho perso solo due partite in due anni» (in realtà sono tre)
ACCORDO ROMA-Volvo Car. Gandini: "Il gesto di De Rossi è stato un segnale della volontà dei ragazzi"
È in programma per oggi la conferenza stampa di presentazione del nuovo accordo...
Tavecchio-Lotito-Ventura. La mia Roma è differente
Scusate, ma chi ce l'ha messi? Chi li ha votati? Chi ha fatto sì che Tavecchio diventasse...
Bruno Conti: "La mia Italia era il calcio e l'intero Paese"
Bruno Conti, hall of famers della Roma e Campione del Mondo con l'Italia nel 1982,...
De Rossi, l'immagine di un ammutinamento annunciato
L’immagine di Daniele che discute con il prof Gianni Brignardello è la foto della distanza tra la gestione tecnica e il gruppo
Roma, da Dzeko a Florenzi, il derby non parla russo
Un derby di rivincite. Non sono in pochi, a Trigoria, che escono delusi dalla corsa...
Oggi il vertice Figc, Tavecchio verso la conferma. Ventura tratta la buonuscita
È oggi il giorno X del calcio italiano, in cui verrà deciso molto del nuovo ciclo...
Italia, Ancelotti aspetta: l'idea di fare il ct non è più lontana
Pendolare di gran lusso tra la pesca ai salmoni a Vancouver, l'Italia e Londra. Carlo ha da tempo un obiettivo: partecipare ai Mondiali del 2022
 
 <<    <      1   2   3   4   5   6       >   >>