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Di Francesco story. Dai sogni di Empoli al dribbling ai viola

Domenica 05 novembre 2017
«Mamma mia quanto era palloso Eusebio da ragazzino. Un perfettino nato». Ride di gusto Rosario Guarino, seduto a un tavolo del suo Caffè Cristallo. È la storia di quattro amici al bar, con tanti sogni in comune. L'Empoli, il pallone, l'idea di diventare dei campioni ricchi e corteggiati. E un'amicizia vera. Che il tempo non ha annacquato. Le «coppie» erano Di Francesco-Caccia e Guarino-Montella. Ma poi si mescolavano. Ragazzini che volevano diventare grandi in fretta. Eusebio Di Francesco non ha mai tradito queste radici. Ha un negozio di abbigliamento in società con Montella e un contatto continuo con i suoi compagni di calcio. «Le dico la verità - osserva Guarino - abbiamo fatto il tifo perché diventasse allenatore della Fiorentina». Già, ricordate? Il giorno della Panchina d'oro, a Coverciano, un incontro semiclandestino con Corvino. Si parlò di campagna acquisti, di schema tattico. Si parlò di progetti. Presenti e futuri. Sembrava fatta. «Ma ancora una volta - spiega Massimo Cioni, direttore del negozio d'abbigliamento e tifosissimo dei viola - la Fiorentina non è andata dritta al bersaglio. Parole, ipotesi. Come l'anno prima, come quando se n'era andato Montella. Eusebio era tra i papabili. Un cardinale che non diventa mai Papa. Sarebbe stato l'allenatore giusto per aprire un nuovo ciclo Fiorentina. Ma i dirigenti viola hanno preso tempo ed è arrivata la Roma».

E LA PARTITA È FINITA - «La Roma - spiega Guarino - è stata una scelta di cuore. Eusebio è legato al mondo giallorosso. Sapeva di trovare nel suo amico Totti un prezioso alleato. Sapeva anche che avrebbe guidato una macchina da scudetto dopo tanti anni in periferia. Non è facile andare di colpo a trecento all'ora. Senza nemmeno fare dei giri prova. Mi ha lasciato a bocca aperta. È diventato subito padrone della squadra. Un'impresa. Non mi ha sorpreso, invece, come ha messo a posto Dzeko dopo le battute polemiche. Di Francesco era così anche da ragazzino. Da calciatore era un gregario o come diciamo noi un "carrettiere" del pallone. Mai in prima fila, ma non ha mai permesso a nessuno di sfidarlo». Severo quando serve. Tenero nel suo mondo familiare. «Dovreste vedere con che tenerezza vive il rapporto con il figlio calciatore. Quei due toccano il cuore».

CENTROCAMPISTA - L'Eusebio centrocampista di talento venne preso in custodia da Marcello Carli, allora leader della squadra oggi d.s. in attesa di ingaggio dopo aver contribuito a creare insieme a Fabrizio Corsi il miracolo Empoli. «Di Francesco calciatore lo potrei paragonare a Matias Vecino. Stessa corsa, stesso senso tattico. Aveva anche qualche gol nei piedi. È sempre stato più maturo della sua età. Un giovane vecchio, insomma. Di sicuro Monchi lo ha aiutato nei suoi primi passi sulla panchina giallorossa, ma dopo la prima spinta il resto lo ha fatto Eusebio. Con la sua pazienza. La sua solidità. Dopo la sconfitta immeritata contro l'Inter e il caso Dzeko, tanti allenatori, anche più esperti, sarebbero esplosi. Invece lui ha ricucito come un abile sarto. E ora la Roma è un suo vestito. Bellissimo».

MIRACOLO - Fabrizio Corsi, appena eletto presidente dell'Empoli, vendette il talento Di Francesco alla Lucchese per 1,2 miliardi di lire. Il primo di una lunga serie di «buoni affari» di mercato. «Eusebio - osserva il presidente - ha fatto lo stesso percorso di Sarri: in poco tempo è entrato nella testa dei suoi giocatori. Li ha stregati. La Roma viaggia a cento all'ora, contro il Chelsea ha dato spettacolo. La Fiorentina la incrocia nel momento sbagliato». «Servirebbe un miracolo per portare via un punto ai giallorossi», osserva il tifoso Massimo. «Per fortuna la palla è tonda, a volte cancella anche i pronostici più netti». I quattro amici sono invece preoccupati per il futuro di Montella. «Quando era ragazzino - ricorda Guarino - ebbe un problema al cuore che mise a rischio la sua carriera. I dirigenti dell'Empoli lo portarono in gita premio a Milanello. Vincenzo era tifosissimo del Milan. Quando tornò mi disse: "Rosario voglio riuscire a giocare nel Milan". Ora è l'allenatore della squadra rossonera. Combatta fino all'ultimo per non rinunciare al suo sogno di bambino tifoso. Ha la classe per vincere anche questa partita».
di L. Calamai
Fonte: Gazzetta dello Sport

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