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Il diavolo è Dzeko

Lunedì 02 ottobre 2017
Se il Milan è questo, altro che Champions. Il fatto che sia soltanto la settima giornata impedisce di usare con leggerezza la parola crisi, ma siamo in zona. Non bastavano il k.o. con la Samp e la mezza figuraccia in Europa League col Rijeka (figuraccia intera, non ci fosse stato Cutrone). Contro la Roma, presunta rivale diretta ma al momento due piani sopra per gioco e personalità, i rossoneri mettono di nuovo in scena tutto il campionario di equivoci e limiti tecnico-tattici che qualche successo un po' così aveva nascosto. Erano già andati al tappeto contro un'altra concorrente, la Lazio: questo 2-0 (Dzeko e Florenzi) è meno rumoroso del 4-1 dell'Olimpico, ma fa quasi più male alla classifica. E a Montella.

MILAN IRRISOLTO - Concediamo pure che il mercato abbia stravolto la rosa, e che farsi subito squadra sia complicato, ma il Milan sembra proprio fragile e irrisolto: difesa a tre oppure a quattro, non regge l'impatto con una Roma che non è neanche fenomenale. Ma ai giallorossi basta il colpo da campione di Dzeko (con l'aiuto di Romagnoli) per atterrare un Milan che al primo gancio non si risolleva, anzi si fa «contare» un'altra volta per la seconda botta di Florenzi. Tutto nella ripresa. E il fatto di essere caduto forse nel momento migliore è un'aggravante. La Roma non avrà fatto una gran figura a Qarabag ma è lì, sta cercando di risolvere i suoi problemi, di avvicinarsi al modello Di Francesco: e intanto conquista il 5° successo di fila tra campionato e Champions. In fondo, fin qui, ha sbagliato soltanto quella mezzora finale con l'Inter altrimenti, recupero Samp permettendo, sarebbe lassù con il Napoli.

ROMA NON SUPER MA... - «Lassù», invece, è un concetto che si fa sempre più lontano per il Milan che di questioni ne deve risolvere parecchie. Chissà che lo stop per le nazionali non dia una mano. E chissà se davvero Montella sarà ancora sulla panchina al derby: l'anno scorso era stata l'Inter a cambiare guida tecnica (Pioli per De Boer) prima della stracittadina. Non tutte le colpe possono essere del tecnico, evitiamo conclusioni affrettate, però in questo momento il Milan non ha un gioco e soprattutto sembra non trovare neanche le soluzioni. La Roma non ha mai forzato, il pressing alto del primo tempo non creava break anche perché Dzeko faticava a ballare elegante, come sa, tra le linee: poca collaborazione da El Shaarawy, quel Florenzi in recupero ma un po' fuori dal gioco, e Nainggolan più preoccupato di schermare Biglia che cercare profondità. Ma anche così era la Roma a convincere di più.

TUTTI I LIMITI - La Roma non deve mettersi allo specchio e farsi tutte le domande che aspettano invece il Milan. Intanto: difesa a tre o a quattro? In questo momento d'emergenza meglio infoltirsi di centrali arretrati: ma se in mezzo c'è Bonucci, fino a ieri il più invidiato al mondo per la partecipazione alla costruzione, perché far passare tutto soltanto da Biglia? Attaccando l'argentino, la prima fonte del gioco salta e la manovra balbetta. Manovra, poi, è una parola grossa: solo lanci lunghi per Kalinic, inutili contro la coppia Manolas-Fazio, o qualche iniziativa personale, soprattutto di André Silva, ma senza che la squadra si muova mai attorno. Data per scontata la condizione imperfetta di alcuni interpreti (Musacchio, Romagnoli, lo stesso Donnarumma non impeccabile sul 2-0), un problema mica male è anche il centrocampo: l'Austria Vienna ha illuso, ma farebbe fatica nel campionato italiano dove concedersi Calhanoglu mezzala è un lusso per squadre equilibrate. Non per il Milan, ora è chiaro.

DZEKO+FLORENZI - La Roma vince il confronto in difesa, dove Kalinic è spesso solo e dove non ci sono mai le incursioni di Kessie che non trova la prepotenza atalantina. La Roma è superiore in attacco, perché ha Dzeko e, una volta aperte le acque, si entra che è un piacere: anche i tagli di Florenzi sono troppi per i tre così immobili dietro. E i giallorossi hanno la meglio in mezzo: perché Nainggolan versione «non» superman basta per trasformare il 4-3-3 in 4-5-1 in fase difensiva e in 4-2-3-1 quando si va all'attacco, alzando sempre il pressing e schermando Biglia (al quale è concesso il minimo sindacale). Oltretutto Calha tende a fare il trequartista, ma toglie equilibrio senza mai inventare da «10». Sul 2-0 si fa anche espellere e di fatto la partita si chiude qui. Per un bel gioco del calendario adesso è il momento della prima verità: al prossimo turno Juve-Lazio, Roma-Napoli e Inter-Milan. Qualcuno può permettersi un passo falso, il Milan è tra quelli alla, diciamo così, penultima spiaggia.
di F. Licari
Fonte: Gazzetta dello Sport

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