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Allegri, Spalletti, Sarri: quando vincere rende nervosi

Domenica di furia per i primi della classe, fra borsoni calciati, pranzi rovinati e guerre dialettiche. Anche all'estero non stanno meglio, mentre in fondo alla classifica sono più tranquilli
Lunedì 20 marzo 2017
Vince logora, essere in testa è uno stress che voi nemmeno vi immaginate. Viene voglia di prendere a calci i borsoni, lamentarsi perché ti rovinano il pranzo, litigare con l'ultimo degli sfigati. Il nostro campionato a voi da fuori sembra noioso, perché le grandi vincono sempre e le piccole perdono sempre, ma dev'esserci qualcosa che ci sfugge. Perché i tre tecnici in testa alla classifica paiono sull'orlo di una crisi di nervi, a giudicare dall'ultima giornata.

I TRE DI TESTA — Allegri nel secondo tempo con la Sampdoria è assolutamente incontenibile, chi lo incrocia si scansa (stavolta sì), a fine partita saluta solo Lemina e l'arbitro. E getta occhiate di fuoco a chiunque altro. I bordocampisti a un certo punto cercano di non sentire: e aveva vinto, in trasferta, cucendosi un altro pezzo di scudetto. Ma i tre punti non sono tutto, lo sa anche Spalletti, che è incazzato dal venerdì alla domenica, prima e dopo il match. Che poi non è nemmeno la furia di Allegri, ma una voglia di polemizzare con gli interlocutori, i giornalisti. L'oggetto del contendere è piuttosto confuso, si coglie solo una parte dei riferimenti. Le conferenze di Luciano ormai paiono l'Ulisse di Joyce, con qualche inserto di trash-talking da testo rap. Ma prendersela coi giornalisti è facile, molto più ardito farlo col calendario: Sarri fa polemica contro l'orario delle 12.30, nemmeno fosse una di quelle pagine facebook in stile nostalgia che rimpiangono le numerazioni dall'uno all'undici e i gol in provincia di Schwoch.

ESTERNI E MAESTRI ZEN — Non è nemmeno una tendenza solo della nostra A: Conte sta facendo un'impresa in Premier, ma appena può litiga con Mourinho; Luis Enrique interroga gli opinionisti sui moduli e li cazzia; Guardiola cita Vieri per difendere le virtù di Stones. Si sta meglio nei bassifondi. Mandorlini dopo un k.o. col Milan in cui non ha mai tirato in porta si compiace di aver sistemato "la fase difensiva", Martusciello con l'Empoli ne ha perse sei di fila, ma almeno ha "dato un senso alla sconfitta. E prenderne altre tre non sarebbe stato un problema". Eccoli, i maestri zen. Certo, senza vincere mai è facile, diranno. Per arrivare a fine stagione con i trofei bisogna stare sempre così, sull'orlo dell'esplosione. Poi dai uno sguardo a Monaco e vedi Ancelotti. Campione ovunque, tre Champions: calma ostentata, il tono di voce non sale mai. Al massimo alza un sopracciglio.
di Valerio Clari
Fonte: Gazzetta dello Sport

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